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- OTTOBRE 2017 -
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L'INTERVISTA

Celeste Casciaro
La vita in casa Winspeare
di Flavia Pankiewicz
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Celeste Casciaro sul set de
La vita in Comune

 

“Eufemia sono io!”. Celeste Casciaro, protagonista dell’ultimo film di Edoardo Winspeare, La vita in Comune, nonché moglie del regista, risponde senza esitazione alle domande dell’intervista di Bridge Puglia USA. E svela con un pizzico di soddisfazione che il personaggio della protagonista del film, Eufemia, è costruito sulla sua persona. Assessore comunale e salumiera, madre tenera e severa al tempo stesso, intransigente paladina dell’ambiente e della legalità Eufemia è il personaggio dal carattere più forte e deciso tra tutti quelli di questa commedia-favola tutta salentina – dall’ambientazione al dialetto – che a Venezia ha raccolto otto minuti di applausi.

I casi di registi che hanno come musa ispiratrice e attrice prediletta la propria moglie o compagna sono tanti. Vengono in mente Rossellini e Bergman, Tim Burton e Helena Bonham Carter ma anche i nostri Roberto Benigni e Nicoletta Braschi o Micaela Ramazzotti e Paolo Virzì.

La vita in comune è il tuo terzo film, il secondo da protagonista. Tutti girati con Edoardo Winspeare, tuo marito, come regista. Com’è recitare con lui? Vita privata e vita sul set interferiscono tra loro?

Ho cominciato a recitare con mio marito. Lavorare con lui è impegnativo, ma è vero che per certi aspetti sono facilitata perché c’è un’abitudine, anche un’intesa, che ci risparmia dover parlare troppo del personaggio, della scena, del film in generale. La vita privata e quella professionale si intrecciano continuamente, e spesso quella privata entra nel film.

Tu hai recitato anche nella serie televisiva Braccialetti rossi. Qual è la differenza principale nel lavorare con un altro regista?

Con un altro regista sono una delle tante attrici. Mio marito ha scelto me come attrice protagonista e lavoriamo sul personaggio per mesi e io contribuisco molto alla sua scrittura.

Quanto ti assomiglia il personaggio di Eufemia, energico e volitivo, a tratti anche aggressivo?

Molto. Caratterialmente sono io. È ispirato a me.

Te ed Edoardo siete al secondo film in dialetto leccese, una scelta che sta diventando la sua cifra. Quanto la condividi? Quanto può catturare lo spettatore un film in dialetto?

È una scelta all’insegna dell’autenticità. Tutti noi parliamo la lingua che ci è più naturale a seconda del contesto, dell’interlocutore, del sentimento della scena. In fondo è così che parliamo noi italiani. Alcuni spettatori naturalmente avranno difficoltà, ma il pubblico di Edoardo si aspetta che i personaggi siano così, spontanei, veri, plausibili e quindi la lingua parlata è fondamentale per ottenere questo effetto.

Il più grande difetto di Edoardo, sul lavoro e in casa, e il più grande pregio?

In casa può essere impaziente, sul lavoro intransigente. È un uomo gentile e sensibile, cosa che a volte crea malintesi. E poi devo dire che mi sorprende la sua umiltà.

Come è stata l’esperienza del Festival di Venezia? Quale il momento più emozionante?

Bellissima. Naturalmente la proiezione ufficiale in Sala Darsena con 1406 persone, ma soprattutto alla fine dei titoli di coda con quegli interminabili e straordinari applausi.

C’è un’attrice che ammiri particolarmente e che rappresenta un tuo punto di riferimento?

Ne ammiro tante a seconda del personaggio che interpretano. Fra queste Anna Magnani, Sofia Loren, Valeria Golino, Monica Vitti, Helen Mirren, Mariangela Melato.

Che cosa c’è nel futuro professionale di Celeste Casciaro?

Na pignata de paseddhi e ciciri e tria…

 

La vita in Comune

 

 

La vita in Comune

 

Il regista, Edoardo Winspeare

 

La vita in Comune

 

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