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- FEBBRAIO 2018 -
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Personaggi
Don Tonino Bello
Messaggero di pace
Il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, che era legato da profonda amicizia al Vescovo di Molfetta, per il quale è stato avviato il processo di beatificazione, ne traccia, per Bridge Puglia USA, un breve ed intenso ritratto in occasione dei vent’anni dalla morte.
La pace come “esercizio quotidiano dell’agire di ciascuno”
di Nichi Vendola
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Don Tonino Bello, Vescovo di Molfetta,
nato ad Alessano, in provincia di Lecce,
e scomparso nel 1993

La Puglia è stata per don Tonino il caleidoscopio attraverso cui guardare il mondo, le sue infinite sfumature di luci ed ombre, la filigrana di storie edificanti e di vicende deprimenti che in qualche modo erano per lui l’icona di un’umanità in cammino.

Don Tonino Bello era un uomo del Sud. Da questo angolo di mondo, dove ulivi secolari tratteggiano il confine tra terra e mare, la parola di questo vescovo si è fatta azione, denuncia, ma anche annuncio, speranza, proposta di pace.

Una pace mai disincarnata e immateriale, ma sempre coniugata con la giustizia, con la verità, la solidarietà, la salvaguardia dell’ambiente, la nonviolenza. Una pace mai intesa come monotona retorica e fuga dalla politica, o come categoria trascendentale relegata alle teorie di chierici e filosofi, ma come impegno principale dell’agenda pubblica, come esercizio quotidiano dell’agire di ciascuno.

Dalla Puglia, don Tonino Bello ci spronò a mutare le nostre spade in aratri e le nostre lance in falci. E cioè cambiare in radice modello di sviluppo e forma del potere: liberando la storia umana dalla sua ipoteca di oppressione e di violenza, sradicando dalle nostre lingue ogni codice di guerra.

Ha spronato tutti noi a sentire la responsabilità di essere la porzione di Europa che si tuffa nel Mediterraneo per costruire politiche di pace, che si realizzano soprattutto attraverso il primato dei diritti umani. Pace, per don Tonino, voleva dire innanzitutto giustizia e diritti umani.

Amava ripetere che parole nobili come pace, amore, libertà erano contagiate da una sorta di sindrome dei significati stravolti “per cui non potevi più giurare ad occhi bendati sull’idea che esse sottendono”. Una pace invocata da tutti, ma praticata da pochi. Uno sviluppo che può coniugarsi con il più becero industrialismo, o può essere il paradigma di una crescita partecipata e sostenibile.

Mi auguro di cuore che le parole profetiche di questo nostro amico vescovo continuino a stimolare ognuno di noi a fare di più e a fare meglio. A fare ognuno la sua parte.

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