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- FEBBRAIO 2018 -
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Musei
E il mare ha un suo museo
A Gallipoli
È nato grazie alla dedizione del presidente onorario, Giorgio Cataldini, e raccoglie la collezione di cetacei più importante di Puglia.
Oltre alla parte zoologica c’è in progetto di includere nelle esposizioni la storia della pesca e della marineria di Gallipoli. E della tonnara, da poco riscoperta grazie a un libro di Giuseppe Albahari e Luigi Tricarico
di Nicolò Carnimeo
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Gallipoli (Lecce). Museo del Mare. Foto di Nicolò Carnimeo

Quella del Museo del Mare di Gallipoli, inaugurato lo scorso mese di novembre, è la collezione di cetacei più importante di Puglia. Appena si entra, spiccano gli scheletri di due giganteschi esemplari di zifio, che da vivi erano lunghi ben cinque metri, le ossa delle pinne pettorali fanno impressione, sono simili alle falangi umane, guardandole ci si rende conto quanto i cetacei e i delfini siano simili a noi e perché con loro si crea subito una forma di empatia. A raccontare la storia dei due cetacei è Giorgio Cataldini: più che presidente onorario del museo, lui ne è l’anima. Senza la dedizione di una vita e un amore sconfinato per l’ambiente e per il mare di Gallipoli questa esposizione non ci sarebbe.

Quando in mare i pescatori trovano un animale in difficoltà oppure prendono nelle reti un granchio o una conchiglia che non hanno mai visto, il loro primo pensiero è di chiamare “il professore”, chiedere lumi. Istintivamente essi sanno che quella scoperta può essere utile alla scienza e al loro stesso mare. Così, negli anni, le collezioni di rarità naturalistiche si sono accresciute; oltre ai cetacei, ci sono crostacei e granchi, conchiglie, uccelli marini, tutti assidui frequentatori dei mari del Salento e, in particolare, di Gallipoli che è davvero un angolo eccezionale di biodiversità. Non bisogna dimenticare che proprio di fronte alla “città-bella” c’è l’isola di Sant’Andrea, riserva naturale e sito di nidificazione di uno dei più rari esemplari di gabbiano: il “corso”.

Nel neonato museo ogni mascella, osso, carapace racconta una storia che Cataldini sa porgere con garbo e passione, i due zifio si sono spiaggiati qualche anno fa lungo la costa, a distanza di una settimana, sono due grandi femmine e rappresentano esemplari molto rari. Per questo “il professore” ha voluto tenerli a Gallipoli, resistendo alle richieste di biologi del nord, ed è riuscito a preservarli in condizioni eccezionali. Nelle vetrine a fianco ci sono diversi delfini e anche un piccolo “grampo” neonato, forse, abbandonato dalla madre e poi spiaggiato. Ma alcune storie hanno avuto un lieto fine, tanti cetacei e tartarughe sono stati salvati da Cataldini e da altri biologi che lui chiama nelle emergenze. L’episodio più famoso, del 1996, è quello di un giovanissimo grampo che aveva perso la madre finita sulla battigia: il piccolo voleva finire con lei, ma i biologi sono riusciti a portarlo in un’ansa del porto (che hanno poi appositamente chiuso con delle reti) per poi trasportarlo al delfinario di Riccione. Così il museo diventa un’entità viva, non una semplice esposizione di reperti, il suo vero scopo è trasmettere passione e amore per la natura alle giovani generazioni, perché riescano a stupirsi di fronte ad esemplari di granchio azzurro dell’Atlantico, emigrato non si sa come nel Salento, oppure per le vertebre di una balena e di un capodoglio che assomigliano alla collana di un gigante.

In realtà lo scheletro di balena meglio conservato si trova nel vicino Museo Civico, che dista meno di un centinaio di metri. Risale alla seconda metà dell’Ottocento, il gigantesco cranio era di un esemplare di ben 12 metri. Anche questo pezzo è stato restaurato da Cataldini, il cui sogno sarebbe ora di ricomporre e ricostruire tutto l’animale, così come si fa nei grandi musei di scienze naturali. Con la caparbietà che lo contraddistingue siamo sicuri che ci riuscirà, nel frattempo tutti i suoi sforzi saranno dedicati alla divulgazione del nuovo Museo del Mare, una vera rarità in Puglia. L’auspicio è che, oltre alla parte zoologica, questo possa essere ampliato includendo anche la storia della pesca e della marineria gallipolina. Per esempio, si potrebbe riscoprire e preservare tutta la storia legata ai traffici di olio lampante che hanno visto Gallipoli tra i primi porti del Mediterraneo. Questa città era tra le poche ad avere enormi cisterne di carparo che filtravano l’“oro verde” donandogli particolari caratteristiche. E poi ancora la storia e la memoria della tonnara, unica in Puglia, da poco riscoperta in un libro di Giuseppe Albahari e Luigi Tricarico, dal titolo Raisi, sceri e Patale. Le tonnare di Gallipoli. I contenitori culturali nel centro storico non mancano, a partire dal locale mercato a ridosso del castello che è stato appena inaugurato, una struttura imponente e centrale dotata di sale espositive e per le conferenze, la cui ristrutturazione ha mostrato per la prima volta il lato cittadino del castello e il suo fossato.

Gallipoli si dimostra così una piccola capitale della marineria, mette a frutto passione, tradizioni e identità. Il mare, si sa, ha un orizzonte lungo, la rotta è giusta, ma tanto ancora si può e si deve fare.