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- FEBBRAIO 2018 -
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Mondo sommerso
Ho incontrato un angelo Un sogno premonitore mai dimenticato e l’eccezionale incontro con il pesce nastro del nostro esperto di fotografia subacquea, al largo di Santa Maria al Bagno di Giuseppe Piccioli
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Il pesce nastro mentre esibiva tutta la sua bellezza spiegando le lunghissime pinne. Foto di Giuseppe Piccioli

Sembra talvolta di rivivere esperienze, percezioni e la sensazione è definita deja vu. Sarà capitato a tanti di noi intrappolare, nelle reti dei pensieri quotidiani, un fiocco d’alga inatteso, una reminiscenza: “Questo l’ho già vissuto”. Non c’è quasi mai spiegazione e, dopo qualche istante, l’alga filtra tra le maglie e si perde, nella corrente della vita.

Si narra inoltre che l’ultimo sogno, intessuto tra buio e aurora, rechi il segreto della vita. A pochi eletti, però, pare sia concesso custodirne il ricordo. Una notte ciò accadde e fui l’eletto, perché qualcuno, o qualcosa, mi concesse di ricordare.

Sognai un luogo adimensionale, nero, neutro, un Mare placentale e tiepido. Nel vuoto incrociarono forme diafane, improbabili vascelli cerulei, tentacoli e vele per motori, espansioni e contrazioni i movimenti. Una alla volta, senza confusione, mi raggiunsero e mi superarono, reagendo a un ordine sotteso e arcano, cui non ci fu logica e legge se non la lenta progressione. Fu come sentire un fluido caldo: ognuna di quelle forme era un sogno, un’idea casuale e ordinata che attraversò la mente nel sonno… Avvertii, però, montare un’aspettativa, con un senso di delicata sospensione. La mente si preparò all’idea successiva e al contempo si chiese il senso ultimo di quella processione.

L’attesa preparò all’incontro, non scorderò più quella certezza, come la liturgia personale, celebrata dalla dolce solitudine, prepara all’eucarestia. Le idee, i sogni, improvvisamente smossero l’equilibrio con un vuoto, breve e intenso. Poi, come la nascita, irreversibile fino alla morte, tutto mutò e gli fece largo. Il nero parve ispessirsi e il vuoto colmarsi, le armonie cambiare, le forme ampliarsi.

Eccolo, il sogno centrale, affrontarmi come la soluzione di un’equazione irrazionale. Non diafano, ma solido, non finito, ma sterminato, più del nero. Non ho la possibilità di descriverlo, oltre la terza dimensione la mente non travalica, ma so di aver sognato la forma e l’essenza di un angelo. Ne fui attraversato, permeato, intriso, fu la fecondazione mentale, cervello e anima ne divennero gravidi. Pochi attimi, poi scomparve, quasi appena accortosi di me, esattamente nell’istante in cui il buio, timido, scolorì.

La notte cedeva il timone all’aurora. Tutto cambiò, fui sveglio. Nelle reti dei pensieri rimase però qualcosa: la liturgia e l’eucarestia, restò l’angelo e la fecondazione. Per tempo, molto tempo.

Fino allo scorso aprile, quando decisi, senza ragioni, di perdermi nel Mare di Santa Maria al Bagno, miglia e miglia al largo dalla Puglia Jonica. Nulla intorno, come nel sogno, centinaia di metri d’acqua sotto di me, forse mille e più.

Fu allora che realizzai, fu allora che riallacciai le dimensioni: stavo ricostruendo il sogno, la liturgia, l’eucarestia. Certe cose accadono perché il tempo è in armonia con se stesso e, inflessibile, governa. Stavolta non dormivo quando giunsero le forme, sempre diafane ma concrete, gli stessi organi e gli stessi movimenti. Gli studiosi la chiamano fioritura planctonica, io mi limito a considerare, stupefatto, come sia stato assolutamente uguale al sogno: ogni idea, ogni immagine fu replicata e trasposta dal nero placentale al blu dell’acqua.

E poi l’attesa, l’eucarestia, l’angelo. Il suo arrivo fu la gemmazione dimensionale. Anche stavolta parve saturare il Mare, parve ESSERE il Mare. Sopraggiunse, avendolo atteso da quella lontana notte, placido, metallico, etereo, alato, infinito. Anche stavolta mi attraversò cervello e pensieri e cuore e sangue. Anche stavolta un minuto, o un periodo geologico, il tempo è in armonia con se stesso, non è dato di misurarlo. Solo, fra i neuroni, le forme, le movenze, l’essenza dell’angelo, del bellissimo, celestiale, rarissimo, sconosciuto pesce nastro. Nuovamente, dopo che restai solo, ebbi la certezza che un sogno fosse terminato.

Ancora una volta fui l’eletto perché lo ricordai, perché ho le foto, perché oggi sento di esserne stato fecondato. Perché, dal sogno antelucano al bagno in Mare, sempre il tempo in armonia con se stesso, sono inspiegabilmente trascorsi trentuno anni. Oggi mi chiedo, incredulo, innamorato, quale sia l’essenza dell’angelo…