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- OTTOBRE 2017 -
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LA POESIA

laguerralapace: dal senza al sarà di Walter Vergallo
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lungo un

                nero d’uomo

                                        lento è venuto

da sempre

                  a impinguare

gli annali di accademici istoriati

(è spesso fato il

                              caso)

ma

noi ostaggi insudati usati urssati

non staremo al balcone

a guardare squarci di lampi

nel cielo

                 di rosso nel cuore

la morte del giglio latte che puro

svettava nel verde sorriso

del giardino;

                      nell’universo-merci

degli Stati vita si dice e

morte si sparaaa

                             inganno di parola –

quante le guerre

del dopoguerra!?

nell’una volta delle civiltà

s’accendevano clavi lame spari

oggi si videano lampi di bombe

intelligenti’!?

flash tremendi della fictio-etere

(le guerre vere

come quelle internet-‘virtuali’

il film come il telegiornale)

cancellati dalla nevrosi

del ditotelecomandante

narcosi immagini dell’

                                        apparenza:

orfani gli occhi brillati di

                                             pianto

uomini i fratelli miravano

nell’occhio tramortente del fucile

oggi carnefici digitano

ai computers ‘selezionati’ codici

per un’invisibile morte

invano

              i figli cercano

tra le macerie i padri,

piangono le madri chiuse nel

                                                   nero

del senz’abbracci

nei casolari vagano

nelle città fatte deserto

 

poi stanno come

                             pietra

vedove delle vite

che avevano donato

filospinati i confini

                                  frontiere

d’odio

             muri alti incrollabili muri

da sempre scoppia il senza luce di noi

tronchi sverdati

avanzi alla deriva

frantumi

carcasse

i senza meta

(sempre dilaga il senza d’uomo)

i senzanomevolto volgo

                                           crani

gli esiliati i guerrati

extracomunitari

pelli contro pelli senza

                                           mai

amore;

nubi volano basse

nel rosso d’orizzonte

diffusa nerità del

                                rosso d’uomo

nel sempre di barbarie che è la

                                                      guerra

 

ma

oggi nei cuori accendere la

                                                pace

passare dall’ormai del fu al

                                                sarà,

utopico progettare

                                cammino

dell’insieme

                       co-meta universante;

il muto l’azzittito apparolare

l’estraneo lo sfrattato appaesare

dialogazione interdicente

vivere il come noi dell’

                                         altro,

oltre il trattato

il firmato dei Governi (si pente

 

mente la parola

                            la firma il patto

si cancella)

                    l’incontro degli sguardi

affratellanti

(fratellità degli occhi),

                                         una sintassi

nuova il senzaparola degli

                                               sguardi,

libero uscire

dal recinto minato;

scoprire il fiorellino nel fogliame

l’acqua ferma del rivo l’acqua

                                                    chiara

udire sinfonie d’erbe su zolle

di velluto

                  lottare

per una prospettiva ugualitaria,

comune poter essere

costruire parchi di bimbi

                                            fioriti

policromie infanti

nella verdegiallanza

dei prati

               brillìo di dentini

d’avorio nei sorrisi degli sguardi

multicolori

sconfinamento d’occhi;

oltre le ragioni ufficiali

dei Governi

                      contro il loro utile

l’in-utile di mani

che girotondano

che danzano nel giromondo

contro l’azzittimento dei Potenti

la libera policroma

                                   parola

dell’incolore d’

                           uomo

la pace sia

                    sarà la pace

il senzaspaziotempo

dei cuori

                 l’insieme noi

                                         degli io

fare dei campi di battaglia

campi da gioco dove volano

aquiloni sogni speranze

i fili spinati mutare in corde

 

per i salti dei bimbi

                                    unietnici

le armi spallottolare

la pace cantare gridare

danzare nei ritmi tambureggianti

tam tam del cardiobattere

di mani che s’alzano ai cieli

tatuare una

                     colomba

sull’infinito

                      mondo tondo

del pancione d’una donna in attesa,

ab ovo del sarà

                            utopia;

lì dorme un nido che semina

                                                 amore


 

Da verso l’at-tendere (2005)

© Piero Manni - San Cesario di Lecce

Foto di Madeleine Gehrig

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