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- MARZO 2017 -
HOME - L'EDITORIALE - La La Land“L’altra America” del new romantic Damien ChazelleLettera aperta a un grande regista

L'EDITORIALE

La La Land
“L’altra America” del new romantic Damien Chazelle
Lettera aperta a un grande regista
di Flavia Pankiewicz
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G

entile Signor Chazelle,
le scrivo dal profondo Sud dell’Italia, dal “tacco” d’Italia, da una bellissima regione chiamata Puglia, bagnata da due mari.

Come innumerevoli spettatori di tutto il mondo ho avuto modo di vedere il suo film, La La Land, e l’ho trovato magnifico. Fin qui nulla di sorprendente: il film ha ottenuto recensioni entusiastiche dai critici più autorevoli del mondo, un interesse dei media e una popolarità travolgenti e una pioggia di premi. E per tanti l’erroneo annuncio dell’Oscar come miglior film resta una sorta di verdetto annunciato inconfutabile, nonostante le molte qualità di Moonlight.

Gli esperti hanno analizzato ogni passaggio, ogni scena del suo film, notando le tantissime citazioni – addirittura sequenze o costumi quasi identici – di musical del passato, soprattutto degli anni Cinquanta e Sessanta, da Singin’ in the rain a The band wagon, a Funny Face; da West Side Story a Le demoiselles de Rochefort fino a Grease, del 1978, e a Moulin Rouge, del 2001. Un percorso che dimostra una profonda conoscenza del genere ma che, lungi dal produrre “una copia”, ha generato un’opera del tutto nuova, originale, unica.

Ma quello che mi ha sorpreso, Signor Chazelle, e particolarmente perché lei ha solo 32 anni – e non è dunque un vecchio nostalgico fuori dal mondo – è l’aver riproposto qualcosa che sembrava ormai scomparsa. Una storia semplice, senza eccessi, una storia romantica, di due persone comuni, che però hanno lo strepitoso carisma di Ryan Gosling ed Emma Stone, che ai loro personaggi, Sebastian e Mia, hanno dato uno spessore che li relegherà tra le coppie cinematografiche del mito, come Rossella O’Hara e Rhett Butler o Lara e Zivago.

È una storia, quella di La La Land, che il ballo e le magiche scenografie trascinano nel sogno ma che resta saldamente ancorata al reale e alle situazioni pratiche e psicologiche di una qualsiasi coppia. Il fascino del film è in questo capolavoro di equilibrio tra sogno e realtà, in questa capacità di rendere speciale una storia comune, in questo nuovo, spudorato romanticismo – del tutto controcorrente – eppure talmente equilibrato da non essere mai, neanche per un attimo, stucchevole.

Guardare La La Land è stato catartico; credo che siamo stati in tanti a renderci conto di quanto eravamo stufi dello splatter, delle 50 sfumature di sadismo pop-soft, degli effetti speciali e di un cinema che nel tentativo di amplificare tutto finisce col rendere banale ogni dramma.

Quello che mi ha sorpreso, Signor Chazelle, è che in un’America in cui sta trionfando il peggio di ogni cosa: dall’insolenza al razzismo, ci sia un giovane regista come lei capace di sognare e di farci sognare.

Del suo film non si può non citare la meravigliosa colonna sonora di Justin Hurwitz. Anche in questo caso melodie apparentemente semplici ma di grandissimo fascino e che vanno dritte al cuore. E non si può non menzionare il sorprendente finale della storia di Mia e Sebastian, quella “visione” della protagonista che per un lungo momento immagina, vede “l’altra vita”, che le sliding doors del destino hanno precluso.

La La Land, inoltre, ha avuto la capacità di rendere magica Los Angeles, finora sfondo perfetto soprattutto per film inquietanti; penso a Blade Runner, sublime ma cupo, o ad Un giorno di ordinaria follia. Impensabile che si potesse trasformare in quella mitica City of Stars del molo su cui Gosling canta al tramonto, o del panorama incantevole del Griffith Park, davanti al quale lui e la Stone ballano alla luce dei lampioni, o dell’energizzante sequenza di apertura in cui un ingorgo in autostrada diventa un pretesto per un ballo travolgente in cui si inneggia a “un altro giorno di sole”.

E che dire del bellissimo testo di Audition (The fools who dream), un inno agli artisti, ai pittori, ai poeti, ai ribelli, a tutti i sognatori e ai loro disastri.

Chapeau.

Con la piena consapevolezza di appartenere alla schiera dei fools who dream la invito ufficialmente, con Bridge Puglia USA, che da anni coltiva i rapporti tra la Puglia e gli Stati Uniti, a venire a visitare la nostra regione e a valutarla come location per un suo prossimo film.

La Puglia ha una magia che la sua sensibilità, ne sono certa, coglierebbe in ogni dettaglio. È qui che potrebbe esserci lo sfondo dove la sua creatività e il suo talento potrebbero creare un nuovo film memorabile.

Here’s to the ones who dream / Foolish, as they may seem

 

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