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- NOVEMBRE 2017 -
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Cultura
Tra le lagune di Savannah
…per guarire
Il sorprendente esordio narrativo del giornalista Guido Mattioni con Ascoltavo le maree.
Dal successo dell’ebook (pubblicato dall’americana Smashwords) al libro (in inglese e in italiano) la storia di un italiano in America alla ricerca di un “altrove” per stemperare un grande dolore
di Sergio D’Amaro
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Savannah (Georgia). Dal terrazzo di Vicki

Andare in Georgia, nel vecchio stato del Sud, lontano dai simboli più rutilanti del progresso, dalla lotta per la carriera, per il successo, per il denaro. Allontanarsi dai luoghi che hanno sancito la costruzione di un’esperienza e la via di un destino. Succede quando la realtà ti ha sbattuto in faccia la sua crudeltà e ha fatto stramazzare al suolo le tue illusioni di una media, sicura felicità. Allora la coscienza ha bisogno di fermarsi, di dislocarsi e di guardare straniata a quell’io andato in giro per il mondo. Il tutto con la massima capacità analitica e con un sorprendente dosaggio di sentimenti ritornati sinergicamente a riattivarsi.

Il caso di Guido Mattioni è emblematico, per profilo letterario e per vicende editoriali, ma anche perché l’altrove prediletto per un’uscita dal Sé non è l’Italia, ma l’America. Con quest’ultima notazione si torna d’un subito agli anni Trenta, quando il mito americano era servito non solo come alibi ideologico ma anche come rinverginamento culturale e psicologico. L’America era l’Inizio, l’Origine, la Natura, la Libertà.

Bene. Mattioni, udinese trapiantato fin da giovane a Milano, una vita al “Giornale” di Montanelli rispettando tutti i gradi della carriera, ha finito per piantare la sua bandiera nella lontana Savannah, città attraversata dal Moon River (quello del memorabile film Colazione da Tiffany) e circondata da un intricato sistema di lagune ad un passo dall’oceano. Non avrebbe potuto scegliere città più emblematica di quel che si usa chiamare riscatto da un vero e proprio ‘terremoto esistenziale’ – una definizione dell’autore.

La causa di questa ‘caduta’ e la lunga e tortuosa strada per uscirne Guido Mattioni ce la racconta in squisita divisa autobiografica nel romanzo d’esordio Ascoltavo le maree. È un’opera, come si accennava prima, che ha conosciuto un incredibile destino editoriale perché, rifiutato il manoscritto da parecchi editori, è stata pubblicata in traduzione inglese (Whispering Tides) e come ebook dalla californiana Smashwords. La platea dei lettori è cresciuta a tal punto da decretarne un successo di largo significato democratico sia nei Global eBook Awards che negli USA Best Book Awards, successo che ha convinto una neonata casa editrice, la Ink del Gruppo Media & Co. di Francesco Bogliari (già dirigente della Scheiwiller, dei libri del Sole 24 Ore e della Sperling & Kupfer), ad inaugurare la collana di narrativa con un’operazione promossa già con tre edizioni all’altezza dell’aprile 2013 (pp. 213, € 14).

Il romanzo di Mattioni se lo meritava ampiamente. Diciamo questo perché un’opera autobiografica in Italia non è accolta quasi mai benevolmente, specie oggi che il successo è distribuito equamente tra narrativa di genere e narrativa di denuncia sociale. Sta di fatto che l’opera controcorrente di Mattioni sembra continuare piuttosto la linea suggestiva della letteratura giuliana e triestina in specie (da Svevo a Magris passando per Saba, per semplificare), suggerendo un altrove che si allarga ad orizzonti più audaci per sottolineare un distacco più netto, una crisi esistenziale più drammatica.

L’alter ego di Mattioni, Alberto Landi, è un uomo che, scortato dalle mappe di Lord Oglethorpe, colonizzatore settecentesco della Georgia, approda o riapproda sull’altra sponda dell’Atlantico dopo aver chiuso con la sua precedente vita milanese, diventata grigia, meccanica, alienante.

In questo territorio il protagonista è giunto per elaborare il lutto, quello per la perdita della moglie Nina. Da questo momento ogni percorso, ogni via, ogni piazza, ogni scorcio di panorama, ogni incontro con persone, animali e cose diventerà una tappa di distanziamento dal passato e di avvicinamento a segnali di ritrovata vitalità, di ritrovata esemplare umanità. E saranno volta a volta la dilagante autenticità popolare del Cindy’s Cafè con i suoi cuochi e i suoi avventori, la disarmante ingenuità ‘filosofica’ dell’ex portuale Leviticus Taylor, la misteriosa capacità di analizzare i tipi americani dell’ex tassista e viveur Morty, a comporre il mosaico di un altrove che può saldare i conti col passato e può far godere pienamente di uno spazio in cui inscrivere una nuova fase della propria vita.

La strada di Alberto è la strada di chi può guarire dalle proprie sofferenze e da un grande dolore, da malattie che sono spesso più devastanti di quelle fisiche. Questo romanzo dimostra che quella della scrittura autobiografica rappresenta una vera e propria autoterapia psicologica, perché concorre ad aiutare il soggetto a cogliere la struttura narrativa del Sé, e quindi da una parte a spiegarsi il proprio modo di essere attuale, dall’altra a modificarlo con la rivisitazione dei ricordi e dei progetti. Ecco spiegata la ragione non secondaria del successo di questo romanzo di Mattioni, che unisce all’abilità ideativa un’indiscutibile perizia narrativa che avvince il lettore e lo avvicina piacevolmente alla condivisione di un destino esemplarmente umano, tante volte rappresentato anche nella produzione letteraria degli scrittori, ieri emigrati, oggi migranti. Ai quali Mattioni è latamente apparentabile, malgrado evidenti differenze nella motivazione narrativa, per la ricerca di un nuovo spazio e di un nuovo destino nell’ambito di una dimensione geografica ‘altra’, esotica, inedita però come meta designata per celebrare la svolta della propria vita (non New York o Buenos Aires, ma una città del sud degli USA).

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