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- FEBBRAIO 2018 -
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Storia
Perché l’America si chiama “America” In un atlante della fine del XV secolo, custodito in un museo di Sélestat, una piccola città dell’Alsazia vicino a Strasburgo, si “battezza” per la prima volta il Nuovo Mondo col nome di America.
Era stato Colombo a scoprire quei territori ma fu Amerigo Vespucci il primo a sostenere che non si trattava delle Indie ma di un nuovo continente
di Bianca Tragni
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      Quando e chi chiamò “America” l’America? Non certo colui da cui fu preso questo nome, il fiorentino Amerigo Vespucci, di cui in questi giorni si celebra il 500° anniversario della morte (22-2-1512). Ma furono i dotti del tempo che ritennero esser giusto che quella nuova terra si chiamasse non col nome del suo scopritore Cristoforo Colombo, ma col nome latino “Amerìcus” di colui che aveva sempre sostenuto essere quella una terra nuova e non la parte occidentale delle Indie (cosa che caparbiamente ed erroneamente Colombo continuò a sostenere fino alla morte).

      Ebbene ho avuto la fortuna, durante un mio viaggio in Alsazia, di vedere con i miei occhi l’opera in cui per la prima volta si dice di dover chiamare “America” il nuovo continente scoperto da Colombo ma perlustrato da Vespucci e da tanti altri; ma di cui solo Vespucci capì che si trattava di un nuovo continente. È davvero l’atto di battesimo di quella nuova terra che doveva cambiare i destini del mondo. Scrive il poeta Luis de Camoes (1524-1580), il Dante Alighieri del Portogallo, che “lo spirito di fede e di avventura portò le caravelle del Portogallo in cerca di nuovi mondi per il mondo”. E Vespucci infatti navigò con navi portoghesi, sostenuto dal re del Portogallo, quando esplorò tutta la parte Sud di quel continente e si fermò alla foce di un grande fiume. Non sapendone il nome ed essendo di gennaio, lo chiamò provvisoriamente “il fiume di gennaio”, e lì nacque la più grande città del Brasile, Rio de Janeiro, proprio con quel nome provvisorio. E tutto ciò fece la ricchezza e la potenza del Portogallo.

      Cosmographiae introductio si chiama il libro in cui si “battezza” il nuovo mondo col nome di America; è un grande atlante mondiale (per come allora si conosceva il mondo), scritto nel 1507 dal geografo tedesco Mattia Ringmann (1482-1511), con le mappe di Martin Waldseemuller che scrisse “Amerìge” (terre di Amerigo) sulla parte Sud. La stampò l’editore umanista Gauthier Lud, a Saint Dié nel ducato di Lorena, retto dal duca Renato II. Egli vi inserì una lettera (un vero réportage) di Vespucci e simulò, per mera piaggeria di suddito, che fosse indirizzata al suo signore Renato II, mentre l’originale era diretta a Lorenzo dei Medici, cugino del Magnifico. L’opera, rara e preziosa, si trova a Sélestat, una piccola città alsaziana vicino a Strasburgo, dov’è la più antica e preziosa Biblioteca Umanistica franco-tedesca: un gioiello del Rinascimento europeo. E a pochi chilometri da lì, a Strasburgo appunto, Gutenberg aveva appena inventato la stampa. Così la lettera del fiorentino Amerigo Vespucci, in cui descriveva, narrava e rifletteva sulle sue esplorazioni geografiche, mandata prima ai Medici, pubblicata poi a Firenze nel 1502, tradotta in latino (la lingua internazionale del tempo) col titolo di “Mundus Novus” e inserita nella Cosmografia di Ringmann, grazie allinvenzione di Gutenberg, in soli 4 anni fu stampata e diffusa in ben 12 edizioni che fecero scalpore in tutta Europa: un best-seller assoluto che portò tutti i dotti del tempo sull’idea di Ringmann e cioè che il nuovo mondo dovesse chiamarsi America. Il fatto è che Vespucci non era solo un navigatore e un geografo, ma anche un bravo giornalista. I suoi scritti si leggevano d’un fiato, chiari, semplici, accattivanti, pieni di notizie. Non erano le stanche esercitazioni erudite del passato. Il linguaggio fresco e moderno, le novità che illustrava, lo spirito “di fede e di avventura”, di cui poetò Camoes, entusiasmavano i lettori che vi si immedesimarono tanto da desiderare tutti di… andare in America. Nacque così, da allora, grazie al nostro Vespucci, il “sogno americano”. Che tutt’ora continua, nonostante la crisi!

 

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