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- APRILE 2017 -
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Letteratura
Maria Mazziotti Gillan
La poesia può salvarti la vita
Intervista alla poetessa e infaticabile promotrice culturale che ha la sua base operative nel Passaic County Community College, in New Jersey di Maria Lisella
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Quando arrivo al Centro Poesia del Passaic County Community College, trovo Maria Mazziotti Gillan alla scrivania, intenta a controllare una poesia. È talmente presa dal suo lavoro 24 ore al giorno che racconta di essere quasi finita fuori strada una volta, con la macchina, tale era la sua ansia di appuntare un idea che le era venuta in mente.  Sono colpita dall’energia che la circonda, l’energia che anima il suo lavoro e il suo desiderio di convincere gli altri a fare altrettanto.

Gillan, direttrice del programma di scrittura creativa e del Centro per Scrittori di Binghamton, è anche Professore di Poesia alla Binghamton University – State University di New York. Nella suo città natale, Paterson, in New Jersey, è fondatore  e Direttore Esecutivo del Centro di Poesia del Passaic County Community College. Durante l’anno lei e Laura Boss, direttore della rivista letteraria LIPS, gestiscono una serie di Laboratori di Poesia per la Terza Età, oltre ai “Ritiri di Scrittura” (Writing Retreats), tenuti due volte all’anno presso la St. Marguerite’s Retreat House, a Mendham, in New Jersey.

La Gillan ha pubblicato 21 libri. Le sue più recenti collezioni di poesie sono What Blooms in Winter (NYQ, 2016) e la collezione poetica illustrata con alcuni dei suoi dipinti, The Girls in the Chartreuse Jackets (Redux Consortium).

Ha ricevuto il “George Garrett Award for Outstanding Community Service in Literature” dalla AWP nel 2014, il “Barnes & Noble Writers for Writers Award” da “Poets & Writers” nel 2011, e “The American Book Award” per All That Lies Between Us (Guernica Editions).

Con sua figlia, Jennifer, è co-editore di quattro antologie. Last but not least: i suoi lavori sono stati letti molte volte da Garrison Keillor.

Quando ti è venuta la passione per la scittura?

Ho pubblicato il primo pezzo quando avevo 10 anni ed è uscito sul St. Anthony’s Messenger. Mi ricordo di aver annunciato alla mia famiglia che avevo intenzione di diventare una poetessa.

Da cosa sei motivata?

Sono competitiva con me stessa. Sono piena di idee per altri libri, per antologie. Non appena mando una poesia a una rivista, se è rifiutata, la mando subito a un’altra. Voglio che il mio lavoro venga letto.

Cosa alimenta la tua passione?

Il desiderio di sapere chi sono. Avrò le mie radici di italoamericana  ma spero che il mio lavoro vada al di là di questo. Sono cresciuta negli anni Quaranta, un periodo tumultuoso. Gli immigrati dall’Italia, particolarmente dal Sud dell’Italia, erano disprezzati e visti come persone di basso livello. Le fabbriche esponevano cartelli che dicevano “Niente richieste di lavoro da italiani o cani”. C’erano molti pregiudizi e quando gli Stati Uniti entrarono in guerra con l’Italia molti italiani cercarono di nascondere la loro provenienza cambiando i loro nomi. Trovo gli attuali attacchi contro gli immigrati spaventosi e malevoli e non così diversi da quelli del passato.

Quanta influenza ha la classe sociale sul tuo lavoro?

Gli indicatori di classe in America sono forti. Venendo da dove sono venuta io – in cucina un forno a carbone, nessun soggiorno, mai consapevoli di quanto poco avessimo – e naturalmente tutto è cambiato con l’arrivo della TV, che ci ha fatto percepire per la prima volta la ricchezza. Per quanto potesse sembrare poco utile io voleva fare la poetessa. La mia famiglia era sbalordita – non era una scelta sensata. Ho fatto del lavoro “concreto” in un ufficio, ma credevo di morire. Ci è voluto tempo ed un insegnante in gamba che mi consigliasse di smettere di imitare lo stile degli altri e di trovare la mia voce. Mi si è aperto un nuovo mondo. Anche l’insegnamento mi ha aperto nuove prospettive.

In molte poesie fai riferimento alla vergogna – la vergogna che sentivi per essere un’immigrata, la vergogna di tuo figlio nei tuoi confronti, la vergogna di tentare di tentare di far parte di una classe sociale più elevata che sembrava sempre irraggiungibile…

La vergogna può essere di stimolo per il lavoro, vale la pena affrontarla in tutte le sue forme.

Hai vinto dozzine di premi, dirigi non solo il Centro Poesia ma l’intero complesso di teatro e gallerie. Qual è stata la tua soddisfazione più grande?

Stare con la famiglia di mia madre nel Cilento, dove i miei cugini erano orgogliosissimi che avessi fatto della poesia la mia vita. Il paese ha organizzato una processione, hanno tradotto il mio lavoro in italiano, i giovani lo hanno declamato, e io ero accompagnata da mio nipote. Quello che mi dà grande soddisfazione è aprire il mondo della poesia agli altri, credo veramente che possa salvarci la vita.

Attraverso il tuo lavoro al Centro Poesia, hai dato a molti altri la possibilità di diventare scrittori, di esplorare il mondo…

The Paterson Literary Review è appena entrata nel 36° anno di pubblicazione. Sono molto orgogliosa della sua lunga storia e del suo grande successo fra i lettori: è stata nominata migliore rivista letteraria del 2008. Inoltre procedono i premi ‘Allen Ginsberg’ (Allen Ginsberg Awards).

Nell’introduzione a Writing Poetry to Save Your Life: How to find the Courage to Tell Your Stories (Scrivere poesie per salvarsi la vita: come trovare il coraggio di raccontare le proprie storie), Maria Mazziotti Gillan scrive: “Quello che spero di riuscire a fare in questo libro è dare degli spunti di scrittura che vi aiuteranno a superare tutte le influenze esterne che vi impediscono di credere in voi stessi e nella vostra abilità di scrivere .” Sembra un consiglio importante per qualsiasi forma di espressione creativa.

 

Giornalista e poeta, Maria Lisella è la sesta ‘Poet Laureate’ di Queens, New York; un quartiere in cui il sessanta per cento degli abitanti è nato fuori dagli Stati Uniti e si parlano 139 lingue