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- AGOSTO 2017 -
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Letteratura
L’italianità dietro i best seller di Wally Lamb Intervista all’autore d’origine italiana, tedesca e inglese che è stato più volte in cima alla classifica del New York Times con i suoi romanzi.
Il background italiano ha avuto un ruolo essenziale nella sua produzione, spesso ignorato dalla stampa mainstream americana
di Maria Lisella
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Lamb da ragazzino. Foto gentilmente concessa dalla famiglia Lamb

      Wally Lamb è l’autore di cinque romanzi di successo: She’s Come Undone e I Know This Much Is True sono entrambi arrivati in cima alla classifica dei libri più venduti e dei migliori libri dell’anno del New York Times e sono stati fra i titoli raccomandati dall’Oprah’s Book Club. I Know This Much Is True è stato proposto come principale titolo del Book of the Month Club e in giugno 1999 è stato scelto dal Bertelsman Book Club, il club nazionale del libro in Germania. She’s Come Undone e I Know This Much Is True sono stati tradotti in 18 lingue. Il suo quinto romanzo è We Are Water
La sesta opera narrativa di Lamb, pubblicata di recente, I’ll Take You There, è stata lanciata nelle librerie in edizione rilegata e nel ciberspazio come meta-libro contenente testo, audio, musica e film. Lamb ha anche curato Couldn’t Keep It to Myself e I’ll Fly Away, due volumi di saggi scritti dagli studenti del laboratorio di scrittura tenuto presso lo York Correctional Institution, una prigione femminile del Connecticut dove da sedici anni fa volontariato come facilitatore.
    Devo confessarlo: ho conosciuto Wally Lamb su Facebook. Dato che curo i reading letterari dell’Italian American Writers Association (IAWA) sono sempre alla ricerca di autori italiani o italoamericani per invitarli come protagonisti degli incontri letterari che da 26 anni teniamo al Greenwich Village. Dopo quasi tre anni, ci sono riuscita. Ero al settimo cielo per essere riuscita finalmente a presentare lui e il suo lavoro, volevo far sapere ad altri di questo autore dai molti talenti, un autore che possiamo definire “nostro”.
      Ci dica del suo background italiano, il suo nome è veramente Lamb?
     Lamb è il mio vero nome. Mio padre aveva degli antenati tedeschi e inglesi ma diceva sempre di essere discendente di poveri contadini del Sud degli States.  

Il mio nonno materno veniva dalla Calabria e la nonna dalla Sicilia. Mia madre era una di 11 figli e solo un fratello è andato via da Norwich. Tutti i parenti si riunivano il sabato per cena a casa della nonna. Lei era vedova quando io stavo crescendo, ma era arrivata a Brooklyn all’età di 13 anni ed era vissuta con i fratelli maggiori.  
Mio nonno faceva il calzolaio nel Connecticut ma era il sindaco “non-ufficiale” degli italiani del Sud Italia a Norwich. Si diceva che le donne incinte andassero alla sua bottega per camminare su e giù sul marciapiede e che in questo modo lui fosse in grado di indovinare il sesso del nascituro – e dicono che ci azzeccava circa la metà delle volte. Si potrebbe dire che eravamo un’enclave italiana. Nel 2014 sono stato nominato “Italoamericano dell’anno” di Norwich. 
      Il suo retaggio italiano affiora in alcuni dei suoi romanzi, vero?
    In I Know This Much Is True c’è un racconto nel racconto sull’italiano immigrato, il nonno del personaggio principale, narrato nella voce dell’anziano. In We Are Water il protagonista ha una madre italiana e un padre cinese. In quel romanzo c’è anche un personaggio che ho chiamato scherzosamente Gualtiero Agnello (Walter Lamb.) Sia Wishin’ and Hopin’ che il romanzo più recente, I’ll Take You There, parlano della famiglia Funicello. Sono i cugini di Annette Funicello, e per chi non la conosce, lei era un’attrice e cantante americana che iniziò la carriera da bambina e raggiunse la fama come una delle “Mouseketeers” più amate nel programma televisivo originale di Disney, il “Mickey Mouse Club”.
      Come ha cominciato a scrivere romanzi lunghi?
      Poco dopo aver pubblicato la sua grande opera, Unto the Sons, Gay Talese scrisse per il NY Times Book Review un saggio dal titolo “Where Are the Italian-American Novelists?” (March 14, 1993) (“Dove sono i romanzieri Italo-Americani”?). Allora la presi come sfida e la vedo ancora oggi nello stesso modo. 
Il mio primo romanzo è iniziato come racconto breve, ma ha continuato a crescere e la mia insegnante ha detto che avrebbe potuto diventare un romanzo. Ho seguito il suo consiglio e ho continuato a scrivere. È diventato She’s Come Undone.
      Alcuni autori creano un grafico o una mappa per delineare la trama, lei cosa fa?
    Vorrei poter fare così, renderebbe più facile sapere in quale direzione sto andando. Io scrivo in blocchi, un pezzo alla volta, e poi li collego insieme facendo degli aggiustamenti per unirli. Sono uno sgobbone, ho un appuntamento con il mio computer ogni giorno e non ho idea di dove stia andando. Ho bisogno di perdermi e a volte i miei personaggi mi portano in posti inaspettati. Per esempio, in I’ll Take You There, non mi aspettavo minimamente che Felix si sarebbe confrontato con i fantasmi di Hollywood. Inoltre, divento i miei personaggi e una volta che li ho conosciuti sento di dovermi prendere cura di loro fino alla fine.
      Legge molto?
    Leggo il New Yorker da cima a fondo ma non leggo romanzi mentre sto scrivendo un romanzo; invece mi può capitare di accendere la televisione e guardare una soap o qualcos’altro.  
      Ha in programma una visita in Italia?
      Sicuramente, è solo una questione di quando non di se.