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- FEBBRAIO 2018 -
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Letteratura
Tusiani,
la poesia come canto di vittoria sulla fragilità
In Ad Maiorem Baculi Gloriam, raccolta di liriche latine scelte e tradotte da Emilio Bandiera, nuovi vitalissimi versi dell’ultranovantenne poeta pugliese-americano.
Una inesauribile sfida all’ingiuria del tempo, alla irreversibilità delle stagioni
di Sergio D’Amaro
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Andando oltre i novant’anni, avventura nell’avventura umana, Joseph Tusiani sembra aver potenziato il patto con la vita. La sua produzione, nelle lingue che ha sempre orchestrato, si è messa a scorrere come un fiume in piena, ha assecondato ogni istante, ogni minima visione, ogni più piccolo scatto di attenzione.

Egli guarda ora il mondo appoggiandosi ad un bastone, ma il suo vero, continuo sostegno è la poesia, cioè questa forza immaginativa e nervosa che congiunge realtà a memoria, desiderio a saggezza, intuizione a sorpresa. È vero, c’è stato un ictus, un colpo improvviso scatenato nel corpo, ma la lingua, l’oltranza dello slancio metaforico ne ha fatto il frammento di una parola più piena, invictus. In questo gioco semantico la rinnovata musa di Tusiani coglie la vittoria sulla fragilità, scommette la posta indefinita dei sentimenti, dei desideri, delle volontà.

Se leggiamo le dodici liriche latine raccolte e tradotte da Emilio Bandiera in Ad Maiorem Baculi Gloriam (Amaltea ed., pp. 22), cogliamo questa inesauribile sfida all’ingiuria del tempo, alle decisioni del destino, alla irreversibilità delle stagioni. “Quale nuova vita mi ha redento?”, si chiede Tusiani, quale mano felice ha vinto il male trasformandolo in risorsa, in godimento dell’attimo, in grazia sintonizzata con gli oggetti, con gli alberi, con i cieli? Una lezione morale, un’accettazione spinoziana se non francescana della transitoria minorazione che potenzia l’aspirazione all’utopia, induce a coinvolgere gli amici in questa ritrovata, alta bellezza, che vola al di là dei limiti della materia e chiama a raccolta le energie scaturite dal miracolo di una rinascita, di una diversa valorizzazione di ciò che il mondo mette a disposizione. “E allora ti abbraccio, prossima ora del giorno, / sempre la prima e breve sempre. / Ti abbraccio con somma dolcezza e con imperioso / fuoco d’amore, o vita umana”: mozione d’amore, entusiasmo vitalistico che non dimentica le cadute, le ansie, i dubbi, l’angoscia, e tuttavia non rinuncia ad avvicinare le geografie della propria esperienza, a cantare i tecnologici obelischi di New York e l’ancestrale mistero del Gargano.

Ed è bello che Tusiani abbia voluto coinvolgere in questo nuovo capitolo della sua vita creativa gli amici a lui più vicini, inviando loro non solo composizioni latine, ma altra abbondante messe di versi stesi in italiano (più frequentemente), in dialetto garganico e in inglese. È una gioia partecipata, incontenibile e contagiosa, quasi una festa della creatività diventata quotidiana tempratura del ferro rovente della lingua. “Condividi con me, amico, questo sogno / e mai questo vecchio resterà vecchio”. E allora più oltre coinvolti, potremmo parafrasare il titolo di questo libretto dicendo che la sua è una “Ad majorem carminis gloriam”, un ormai flagrante giubileo della poesia: “La rugiada mattutina è scomparsa ma resta in me, / è finita la pioggia e tutto il bosco è un mondo di fronde, / tace il fiore, ma a me solo cento carmi ha cantato, / e il colore delle cose è in me luce non moritura”.