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- FEBBRAIO 2018 -
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Letteratura
The Yawning Rabbit River Chronicle,
fiaba politically correct per bambini e adulti
Intervista a Janine L. Kimmel, autrice del lavoro con l’illustratore italiano, David Ceccarelli.
La storia di un coniglio ladro e coraggioso, di una tartaruga vulnerabile, di gente “con” e “senza” ombrello per raccontare la vita e l’importanza del perdono e della tolleranza
di Maria Lisella
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The Yawning Rabbit River Chronicle,
il libro di Janine L. Kimmel
e David Ceccarelli

Se si legge The Yawning Rabbit River Chronicle, da adulti o da ragazzi, si entra in un mondo dove alcuni bambini non sono importanti per alcuni adulti, dove un mascalzone può diventare un eroe nonostante i suoi difetti, dove tollerare le differenze è la chiave per capire di chi ci si può fidare.

Qualche parola sul team creativo: J.L. Kimmel è un’autrice americana, e David Ceccarelli un illustratore italiano; entrambi hanno fiducia nella loro intuizione, entrambi corrono rischi con uno sconosciuto. Insieme hanno creato un posto incantato che è spaventoso, coinvolgente, e non solo per i bambini. Il modo in cui i loro talenti hanno prodotto l’ammaliante Yawning Rabbit River Chronicle è anche un po’ magico.

 

Mi parli della collaborazione transatlantica con Ceccarelli…

 

David Ceccarelli ha cliccato il mio sito e poi si è presentato; ci siamo incontrati on-line per e-mail e di persona per la prima volta alla London Book Fair nell’aprile 2007. In un giorno di pioggia David mi raccontò che si era bagnato sotto la pioggia, ma, come me, non porta mai un ombrello e così ci siamo chiamati, “la gente senza ombrello”. Ci abbiamo scherzato su; in un baleno abbiamo creato un paese immaginario composto da “gente con ombrello e gente senza ombrello”, le cui differenze vengono descritte nella terza parte del libro.

 

C’è stata sovrapposizione fra lo scrittore e l’artista?

 

Abbiamo collaborato sulle idee per la storia, e io ho scritto i particolari, il dialogo. Abbiamo creato i personaggi insieme, e David li disegnava. Molto è stato fatto mentre eravamo insieme in Irlanda. Io ho dipinto una mappa gigantesca del territorio e poi David le ha dato la sua impronta. Con un risultato meraviglioso! Adoro le mappe nelle storie d’avventura.

 

Lavorereste insieme di nuovo?

 

Stiamo sviluppando un libro illustrato per bambini ancora più piccoli in italiano, si chiama The Frankie Family, una famiglia di ippopotami viola, per Cavinato Editore International, che uscirà in Italia probabilmente a dicembre, e dopo potrebbe essere pubblicato anche in inglese. Ci potrebbero essere ancora storie di The Yawning Rabbit River o di Penny Boy perché, come outsider, è molto amato.

 

Qualcuno potrebbe dire che il suo libro è molto simbolico…

 

Sì, è carico di archetipi e simboli. Sean, il coniglio, è tutto cuore, l’outsider, pronto ad accettare l’incertezza e guidato dall’amore nonostante la mancanza di fiducia in sé. The Great Watcher e The Violet o The River Goddess vedono questo in lui e lo consacrano. Sean, il coniglio, ha il senso della giustizia e non ha paura di affrontare l’autorità. Conquista il cuore di tutti. È lo straordinario nell’ordinario.

 

Che ruolo ha la tua terapia di counseling transpersonale in questo libro?

 

Tendo naturalmente a voler conoscere i personaggi man mano che questi interagiscono l’uno con l’altro; riconosco che in tutti noi c’è qualcosa di questi personaggi; divento ciascuno di loro; alcuni si perdono, altri si trasformano; altri non maturano.

Mi interessano in particolare quei momenti di svolta quando certi personaggi perdono fiducia in se stessi: Sean nella scena del Pine Tree e quando Nil si toglie il suo guscio di tartaruga. In questi momenti la storia cambia: la realizzazione di sé di Sean è più veloce, ma la vulnerabilità di Nil richiede più tempo.

 

Che età pensa che abbiano i suoi lettori?

 

I fan del libro variano da bambini di otto anni a uomini e donne di settanta. L’arte di David è da libro di fiabe: allo stesso tempo molto intensa ed energica, ma anche molto classica. Credo che impegni il lettore mentre lo intriga, porta il lettore fuori dal suo ambiente sicuro, come è giusto che sia per un’avventura di vita e fantasia.

 

Qualcuno di voi due ha mai ricevuto lettere da fan dai vostri lettori?

 

Un settantenne (che di professione negozia mutui per la casa) mi ha chiamato. Aveva saltato il lavoro per finire il libro. Mi ha chiesto se Penny Boy potesse avere una bocca nella prossima storia. Aoife O’Mahony dall’Irlanda mi ha scritto “…la verità della ricerca di Sean mi ha afferrato il cuore”.

 

Ci sono molti momenti di compassione, tolleranza e perdono nel libro. Vuole parlarne?

 

Certi personaggi trovano facile il perdono, come Dusty Miller e Francis Begley. I personaggi più vicini alla natura mostrano questa qualità più di quelli che non si relazionano con la natura in modo positivo, come Ash, George Miller, Devlin e i Miller. Alle fine, Nil dice che siamo qui per essere buoni gli uni con gli altri. Edward the Eagle, che ha perso lo scopo della sua vita, è un buon esempio di come ci si possa ammorbidire: arriva a considerare Sean come un coraggioso, imperfetto, impavido, affettuoso coniglio ladro. Queste qualità spesso riescono a conquistare i cuori di scettici e cinici.

 

I suoi personaggi non sono passivi. Come si traspone questo nella vita reale?

 

Nil e Sean dovevano avere i loro difetti; soffrono momenti di dubbio ma vanno avanti. Rivelano delle qualità umane che tutti noi condividiamo. Si impara come chiedere e ricevere aiuto attraverso dei personaggi strani come Jelly Pain; Nil dimostra compassione e voglia di inclusione nei confronti di Jelly.

Questi rapporti – fra Nil e Jelly Pain, fra la “gente senza ombrello” e la “gente con l’ombrello”, Penny Boy, i Miller – sono profondi e rilevanti e aprono la conversazione sui pregiudizi e la tolleranza nel mondo reale.