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- FEBBRAIO 2018 -
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Letteratura
Grace Cavalieri, la regina della poesia in FM Scrittrice, poetessa, giornalista, si considera italiana prima ancora che americana.
Portare tra la gente la poesia è la sua missione: da 36 anni conduce con successo il programma radio The Poet and the Poem
di Maria Lisella
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Grace Cavaleri.
Foto gentilemente
concessa da Dan Murano

Quando negli Stati Uniti infuriavano le lotte per il nazionalismo nero e per i diritti degli omosessuali, e la rivoluzione culturale, nel 1977, un’Italo-Americana di nome Grace Cavalieri, casalinga di periferia, madre di quattro bambini, che viveva in una base navale, fu una delle fondatrici della “all jazz radio station” WPFW-FM, la prima radio pubblica americana ad essere gestita da neri, la quinta della catena Pacifica di trasmissioni radiofoniche progressiste. La Cavalieri aprì il microfono alla città in maniera radicale, invitando poeti e non poeti, gente comune, a condividere le loro voci sulle onde radio.

Molto popolare grazie al programma radiofonico di un’ora The Poet and the Poem (Il Poeta e la Poesia), che quest’anno festeggia il suo 36° anno di vita, la Cavalieri è ancora un’attiva produttrice e conduttrice radiofonica. I suoi programmi hanno proposto tutti i Poeti Laureati a partire dal 1989 e una notevole raccolta di poeti Afro-Americani.

La Cavalieri ha scritto 16 libri di poesie e ha prodotto 26 opere teatrali. La sua ultima pubblicazione è un libro tascabile di poesie, I Gotta Go Now (Goss:183, Casa Medendez 2012). Tra i vari riconoscimenti vanta un Premio Allen Ginsberg per la Poesia, un Paterson Poetry Prize, un Pen Fiction Award, un Premio Bordighera per la Poesia, il CPB Silver Medal e molti altri riconoscimenti. Vive ad Annapolis, nel Maryland, ed era sposata con lo scultore Kenneth C. Flynn, scomparso recentemente. Ha quattro figli e quattro nipoti. 

Americana di origini siciliane e venete, Grace Cavalieri racconta a Bridge Puglia USA delle sue prime iniziative come casalinga di periferia intervistando i più grandi poeti nazionali americani, in che misura la sua italianità incida ma senza limitare il suo lavoro e spiega, inoltre, perché la poesia sia necessaria come l’aria.

Come si è avvicinata alla letteratura afro-americana?

Ironicamente ero più attratta dalla cultura ebraica e anni dopo la morte di mio padre scoprii che la sua famiglia era di origini ebraiche. Ma il collegamento afro-americano si è realizzato tramite la poesia piuttosto che attraverso affiliazioni culturali o politiche. Nel periodo tra il 1970 e il 1975 aiutavo ad avviare ed insegnare la scrittura presso i campus universitari della costa orientale del College di Antioch, (a Washington D.C., Baltimora e Columbia nel Maryland) dove la popolazione era costituita perlopiù da neri provenienti da quartieri disagiati.

Lei ha detto, “Ho insegnato letteratura afro-americana e ho trovato la mia libertà come scrittrice.”

In quell’epoca le poesie e le opera teatrali scritte da autori afro-americani, come donne e gay, liberarono il suono più autentico del mondo. Quando venni a sapere che una nuova stazione radio sarebbe stata fondata, con trasmissioni a Washington D.C., e che avevano bisogno di un Direttore per teatro e letteratura... una stazione radiofonica Nera... avevo la passione e la storia dalla mia parte... e per tre anni me ne andai in giro a raccogliere denaro per far aprire la radio. Poiché Washington D.C. ha una notevole popolazione Nera, questa stazione radiofonica divenne la voce della gente – fino ad allora molti dei poeti non erano mai stati sentiti, ma questo programma radiofonico offrì loro una piattaforma.

Come ha avuto l’idea del format intervista radiofonica?

Non m’importava che la poesia non fosse popolare, e tantomeno che gli ascoltatori fossero abituati agli stacchetti pubblicitari, ma non avrei permesso che fiocchi di granturco e spray per l’igiene occupassero le onde radio quando c’era poesia da ascoltare. Lavorai tre anni raccogliendo fondi e pulendo pavimenti pur di far partire le trasmissioni radiofoniche, per fondare un programma per la poesia. Nel febbraio del 1977, WPFW-FM iniziò le trasmissioni con Sterling Brown che leggeva poesia e “A Train” di Duke Ellington come sigla del nostro programma.

Ricorda dei momenti significativi di The Poet and the Poem?

Sebbene stessi rendendo la poesia disponibile in un modo mai utilizzato prima d’allora, dovevo ancora affermarmi. Gwendolyn Brooks era diffidente nei miei confronti, ma divenne un’amica; Allen Ginsberg mi insultò ma alla fine rispettò il mio lavoro. I miei ricordi più profondi sono di camionisti, pugili professionisti, ubriachi, nonne, che telefonavano per leggere le proprie poesie.

Lei ha detto, “Il mio patrimonio culturale è la mia forza e la mia debolezza; il mio desiderio di reclamare ciò che mi appartiene, la mia paura di farlo.

Per prima cosa sono italiana e per seconda americana; mio nonno mi insegnò a dire “Sono un’Italo-Americana”. Solo recentemente sono stata inclusa con altri Italo-Americani dopo aver vinto il Premio Bordighera per la Poesia. Il mio patrimonio culturale è un tema costante che ho solo iniziato ad esplorare: c’è così tanta ricchezza ad attendermi, il passato ha tantissime storie, ma ancora non posso essere obiettiva sugli effetti su di me. E devo ancora utilizzarlo appieno. Ciò mi preoccupa, ma il passato è tutto, persino nel mio futuro.  

Cosa pensa del ruolo della poesia nella società?

La poesia è il modo in cui risciacquiamo la lingua. Se non fosse per la poesia, parleremmo tutti con slogan e col linguaggio della pubblicità televisiva. Useremmo il linguaggio dei politici – parole senza significato. La poesia, come disse una volta Allan Grossman, è il modo in cui salvaguardiamo i nostri cari.

La vedo come un grande livellatore, l’ideale della democrazia, il modo in cui ogni persona può parlare con voce inimitabile, il miracolo che ciascuno di noi abbia un suo respiro ed una sua propria cadenza che non possono essere rubate. I poeti documentano ciò che significa vivere in questo momento della storia.

Cosa vorrebbe che la poesia lasciasse ai suoi lettori?

Desidero e spero che pensino: Ho provato ciò nella stessa maniera. Ma non l’ho detto. … sono così felice che qualcuno l’abbia detto per me. Ora mi sento meno solo.