RIVISTA ON-LINE DI CULTURA E TURISMO
- FEBBRAIO 2018 -
HOME - Usa - Pugliesi d’America - Van Westerhout Cittadini Molesi Cultural and Social Club L’avamposto pugliese di Brooklyn
Pugliesi d’America
Van Westerhout Cittadini Molesi Cultural and Social Club
L’avamposto pugliese di Brooklyn
Nato nel 1960, su iniziativa di giovanissimi emigranti molesi, il club ha sede in un rinomato quartiere di Brooklyn.
I soci continuano a mantenere in vita le vecchie tradizioni della loro terra d’origine.
Ma coinvolgere i giovani non è facile…
di Christina Figueroa
CONDIVIDI Facebook Twitter

Brooklyn, New York. Court Street, dove ha sede il Van Westerhout Cittadini Molesi Cultural and Social Club, viene denominata “Citizen of Mola di Bari way”, un grosso riconoscimento per la comunità molese in America. Foto di Christina Figueroa

Un popolo senza la conoscenza della sua storia, origine e cultura è come un albero senza radici”.  

Marcus Garvey (1887-1940)

 

Carroll Gardens è un quartiere di Brooklyn, New York, che si trova vicino al lungofiume dell’East River. Guarda lo skyline maestoso di Manhattan e il ponte di Brooklyn. Le strade sono fiancheggiate da antichi palazzi di pietra arenaria, parchi giochi e giardini pubblici, rigogliosi giardini privati davanti alle case e caffè. Un tempo crogiolo di immigranti italiani e americani, oramai è diventato un quartiere ambito per i giovani professionisti che vogliono trasferirvisi con i loro bambini. Benché la comunità di italiani si sia ridotta significativamente a Carroll Gardens sin dagli anni 80, si può ancora trovare qualcosa che testimoni l’influenza della cultura italiana e le vecchie attività a conduzione familiare come forni, macellerie e salumerie.

All’interno di questo quartiere diventato signorile si trova il Van Westerhout Cittadini Molesi Cultural and Social Club, fondato nel 1960 da quattordici giovanissimi emigranti di Mola di Bari.

Dopo la seconda guerra mondiale molti molesi lasciarono i loro paesi di pescatori sulla costa adriatica per gli Stati Uniti, in cerca di lavoro. Poiché si trovava lavoro come scaricatori di porto, essi si stabilirono vicino ai moli del sud di Brooklyn, luogo conosciuto oggi come Carroll Gardens. Adattarsi alla nuova vita, imparare una nuova lingua e vedersi circondati da usanze diverse era difficile per molti di loro.

Il socio fondatore, Vito Pesce, ricorda il dolore di non essere accettati dagli altri giovani del quartiere: “Eravamo vittime di bullismo e venivamo insultati. A quell’età, avevamo bisogno di un posto per socializzare liberamente ed essere accettati”. Vito, il suo fratellino Michael e dodici altri ragazzi di Mola, fra i 17 e i 21 anni di età, formarono il Van Westerhout Mola Social Sport Club. 

I soci del club s’incontravano di notte sulla scala davanti alla chiesa cattolica di St. Stephens. Questi ragazzi presto iniziarono a versare i soldi (per l’iscrizione) guadagnati col loro lavoro come meccanici, operai di fabbrica, tipografi, commessi di salumeria e pizzerie, per poter affittare un luogo privato dove socializzare.

Il primo locale fu un appartamento seminterrato di fronte a St. Stephens, che è ancora oggi una chiesa molto frequentata del quartiere. Qui i soci si riunivano per guardare il calcio, giocare a carte, condividere le notizie di Mola e rimanere in contatto con le loro tradizioni culturali. Col tempo, il numero degli iscritti cresceva, il club si unì a due altri club di molesi e nel 1978 fu presa la decisione di acquistare l’edificio di Court Street, tuttora sede del sodalizio.

Il club non è molto cambiato dal 1978. Quando si entra si ha la sensazione di essere tornati indietro nel tempo. Le pareti sono generosamente decorate con oggetti religiosi e foto di eventi passati e recenti che hanno coinvolto i soci. Ci sono diversi tavoli dove si gioca ancora a carte, si guardano le partite di calcio italiano e i telegiornali italiani. Spesso i soci portano cibi da vari negozi italiani del quartiere per pranzare o cenare insieme. C’è un bancone-bar dove sono esposti maestosamente i trofei vinti dal club nei tornei di calcio. La cosa che colpisce di più è il giardino del club, curato nei minimi dettagli. Abbellisce un edificio abbastanza semplice e contiene alcuni dei più colorati cespugli di rose di Carrol Gardens, girasoli, fagiolini, pomodori, basilico, prezzemolo, menta e peperoni. È Nicola Scarimbolo a prendersi cura del giardino e chiama le rose “i suoi bambini”.

La maggior parte dei soci, che hanno più di 60 anni, non abitano più in questo quartiere. Questi emigranti e i loro figli sono diventati commercianti di successo, venditori di macchine multimilionari, avvocati, politici, ecc. Ma anche se abitano lontano e conducono vite impegnative questi molesi-americani raggiungono comunque il club per socializzare.

Si organizzano annualmente cene danzanti formali ma anche picnic, e il club partecipa, secondo la tradizione molese, alla “Festa della Madonna”. Come a Mola, in una processione condotta dagli anziani della comunità molese, la statua del santo patrono viene prelevata dalla Chiesa di St. Stephens e portata lungo le strade di Carroll Gardens.

Agli estranei questo club sembra un po’ strano. L’attuale presidente, Allegrino Sale, sta cercando in tutti i modi di incoraggiare i figli degli emigranti molesi ad associarsi. Ma come si possono incoraggiare i giovani ad abbracciare i legami culturali dei loro genitori e nonni se tutti i loro sforzi si concentrano su come costruirsi una famiglia e una casa? Il socio Vito Parente, ora quarantenne, dice: “Non ho abbracciato le mie radici molesi fino a quando non mi sono sposato e i miei figli hanno dimostrato un interesse per la cultura”. Avere una famiglia cambia le priorità. Adesso Parente incoraggia tutta la famiglia a partecipare agli eventi del club. Ma non tutti i soci riescono ad avere lo stesso successo nel coinvolgere i familiari.

In molti si preoccupano del futuro del club. Vito Pesce, il primo presidente, parla dei soci del club come di “una razza in via di estinzione”. Generazioni di persone di una cultura lontana continuavano a farla prosperare perché avevano il sostegno della comunità. Abbracciavano lo strano nuovo mondo ma continuavano a rendere omaggio e rispettare le loro tradizioni. I soci possono solo sperare che i loro figli un giorno apprezzino le loro radici e origini molesi.