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- APRILE 2017 -
HOME - Usa - Arte - RITRATTO D’ARTISTA Maia Anthea Marinelli Incessante dialogo tra arte e natura
Arte
RITRATTO D’ARTISTA
Maia Anthea Marinelli
Incessante dialogo tra arte e natura
Originaria di Bari, ha studiato e vissuto per nove anni a New York e da tempo ha casa alle Hawaii.
Artista “totale”, ha sperimentato la Body Art e creato complesse installazioni nei luoghi più diversi del mondo: da una spiaggia australiana, a Portorico, a Berlino.
Contro lo sfruttamento del Polo Nord da parte delle multinazionali ha varato Occupy North, simbolico intervento di occupazione di territori artici ma anche iniziativa che punta il dito contro speculatori e lobby
di Antonella Marino
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Polo Nord. Maia Marinelli. Meditation part 2, 2016

Cattura i suoni, materializza i fenomeni fisici, simula il vento, modella gli elementi organici… Maia Anthea Marinelli, artista di origini baresi, nomade per scelta e vocazione, negli ultimi anni sta investendo molte energie sul suo lavoro. Da Bari se ne era andata giovanissima. Dopo gli studi a Firenze, si è trasferita negli USA per studiare alla New York University, e lì ha vissuto nove anni. Oggi si divide tra lunghi soggiorni a Maui, alle Hawaii, dove ha casa, e residenze in giro per il mondo. Bypassando le logiche spesso ciniche e i condizionanti del mercato, è impegnata a trovare collaborazioni e sostegni alla messa in opera di complesse installazioni che impiegano spesso sofisticati dispositivi tecnologici per suggerire nuove forme di dialogo tra arte, natura, società, combinando performance, scultura, architettura e fotografia.

Da un iniziale interesse per il corpo, con esperienze anche estreme collegabili alla Body Art, Maia ben presto ha cominciato a percepire lo spazio stesso come corpo. Di qui sono nati progetti che derivano anche dalla sua passione per il mare e per la vela, unita a conoscenze su rapporti di forze invisibili.

Tra questi, particolarmente ambizioso è Wind Playground, installato sulla spiaggia di Cottesloe in Australia nel 2013: un’enorme tenda di 30 metri per 6, realizzata con vele di diversi colori cucite a mano, al cui interno il vento soffia in quattro tunnel con diverse intensità, misurate con precisi calcoli. I visitatori sono chiamati ad interagire con la struttura, che unisce così impatto estetico e rigore scientifico, fra gioco e coinvolgimento…

In Dimensional Homogeneity, allestito a marzo 2015 nel vano scale di un palazzo di Berlino, sede della residenza GlogauAir Open Studio, le dinamiche barometriche sono tradotte invece in una mobile ragnatela tridimensionale costituita da corde e ganci, in dialogo con l’ambiente architettonico. “L’intervento deve essere invisibile, l’impatto deve essere un’esperienza, ti collega ad un mondo che tu non hai sperimentato a livello sensoriale”, chiarisce l’autrice.

Un altro aspetto importante del suo lavoro è lo spessore di critica sociale, la denuncia delle contraddizioni politiche globali e delle urgenze ecologiche del pianeta. Emblematico per profondità teorica, progettuale ed esecutiva è Occupy North, provocatorio intervento di occupazione di territori artici compiuto l’estate scorsa al Polo Nord, nell’ambito della residenza The Artic Circle svoltasi a bordo di un vascello in navigazione insieme ad altri artisti, scienziati ed attivisti. È un’implicita polemica con la tendenza dei Paesi confinanti, sostenuti da multinazionali, ad impossessarsi di queste aree e delle loro risorse, che sarebbero invece patrimonio dell’umanità. Maia si è chiesta: “perché non posso farlo anch’io?” Così, dopo essersi consultata con degli avvocati e aver lanciato una open call per scrivere la Costituzione di una nuova nazione del Polo Nord, ha preparato delle bandiere e le ha piantate su un’isola con orsi polari a rischio estinzione. Ironicamente rientra nell’operazione anche la documentazione video dell’intero iter burocratico, comprese le pratiche avviate con la UE.

L’iniziativa, che punta il dito contro speculatori e lobby animati non da desiderio di conquista eroica ma da logiche aggressive di profitto, è in corso. Nel frattempo Maia Marinelli è tornata in Porto Rico, su invito della Fist Art Foundation di Dorado. Qui ha iniziato a realizzare una scultura “organica” intrecciando rami, tronchi e radici di due specie tipiche di albero di fico. Crescendo andranno a formare un doppio cerchio, simbolo dell’Infinito. È una sfida al tempo, un esempio di arte slow che investe sul futuro. E nel futuro di Maia ci sono molti altri appuntamenti, ancora tra Polo Nord, New York, l’Australia e forse Roma. Nuove occasioni per mettere alla prova il suo approccio creativo da ricercatore o antropologo, nel quale l’aspetto che più le interessa è “prendere ciò che è invisibile all’occhio umano ma fa parte delle vita e rimetterlo in gioco, trasformandolo e portandolo ad una visibilità altra…”