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- FEBBRAIO 2018 -
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Arte
La tenda di Maia Da New York all’Australia il “futuristico” progetto di Maia Marinelli, giovane artista barese. Si tratta di una “scultura cinetica” che è stata selezionata per “Sculpture by the Sea”, una mostra d’arte internazionale tenutasi in marzo sulle spiagge di Perth di Pietro Marino
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Wind Playground, la “scultura cinetica” di Maia Marinelli, sulla spiaggia di Perth (Australia)

Una gigantesca “scultura cinetica”, una specie di tenda-vela alta 6 metri e distesa per 30 metri è la futuristica impresa d’arte-scienza che ha realizzato una giovane artista che vive a New York, ma che è cresciuta a Bari, dove vivono i suoi genitori. È Maia Anthea Marinelli, che si fece conoscere al pubblico della sua città con le partecipazioni nel 2002 al premio Gemine Muse (una installazione nel Museo Storico) e nel 2004 al premio GAP per giovani artisti pugliesi (una spettacolare installazione-performance nel Castello Svevo). S’intitola “Wind Playground” il progetto, che dopo parziali apparizioni (a Governor’s Island e nel Nevada) è stato selezionato per la nona edizione di “Sculpture by the Sea”, spettacolare mostra internazionale di opere d’arte “in riva al mare” che si tiene su una spiaggia di Perth in Australia, sull’Oceano Indiano, in programma dall’8 al 24 marzo.

Wind Playground” è composta da una struttura in alberi di carbonio tenuta in tensione da cime su cui sono montate delle “vele” ricucite nei tessuti da kitesurf e windsurf in vari colori. È modellata con quattro tunnel interni, “gallerie del vento” che vi soffia con diverse accelerazioni (scientificamente misurate e testate) con le quali i visitatori possono “giocare ed interagire” (non saprei come, provare per credere). Il vento insomma come “materiale da scolpire”. Sembra un’operazione visionaria, ma è sorretta da precisi calcoli tecnici: è disegnata “secondo i principi dell’effetto Venturi” (il rapporto fisico tra pressione e velocità). Idea alla Leonardo da Vinci, diciamo. Sarebbe piaciuta a Pino Pascali, che sognava opere mosse da vento, acqua, calore. Ma sono diversi gli artisti che traducono esperienze scientifiche e saperi tecnologici in libertà di immaginario che sollecita partecipazione. Maia ci riversa la passione per il mare trasmessale sin da piccola da “zio Minguccio”, un prozio pescatore (“sono cresciuta in una barca a vela”) e praticata tuttora a livello sportivo con windsurf e affini. Ma la passione e la tecnica non bastano, occorrono tanti soldi. Il progetto è in parte finanziato dalla Black Rock Art, una Foundation di San Francisco che sostiene progetti di arte interattiva e di partecipazione civile. Ma l’artista cerca altri sponsor e donatori, anche da Bari e dalla Puglia. Per saperne di più, o partecipare all’iniziativa, andare su www.windplayground.com