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- FEBBRAIO 2018 -
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Arte
Manlio Capaldi
Da Bari a New York per “tenere” il bunker della Beat Generation
All’artista e docente universitario pugliese è stato accordato il privilegio di produrre un lavoro all’interno dell’appartamento di Manhattan che fu di William Burroughs, acquistato dal poeta italoamericano John Giorno alla morte dello scrittore. Il mondo domestico di Burroughs svelato attraverso luci ed effetti speciali di Paola Marino
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New York. The bunker. Una delle installazioni realizzata dall'artista barese Manlio Capaldi nell'appartamento dove visse William Burroughs. Foto gentilmente concessa da Jenny Smith

      “We must hold the bunker at all costs” (dobbiamo tenere il bunker ad ogni costo), così dichiarò William Burroughs nel 1977 riferendosi all’appartamento sulla Bowery a New York in cui visse dal 1974 al 1997 – anno della sua morte – il poeta e scrittore, perno fondamentale del movimento Beat americano. Burroughs amava molto questa residenza così centrale a Manhattan in cui ospitò e ricevette generazioni di artisti, dai suoi compagni di strada a personaggi emergenti come Andy Warhol, Patty Smith, Lou Reed, Mick Jagger, Joe Strummer. 

      Alla sua morte l’appartamento è stato acquisito dall’amico e poeta John Giorno che lo ha lasciato intatto, con gli oggetti, gli arredi, gli effetti personali di Burroughs. Sinora solo lavori di ordinaria manutenzione ma senza una reale apertura all’esterno. Il primo artista a cui è stata offerta la possibilità di risiedere per un periodo nella casa, per produrre un lavoro al suo interno, è il barese Manlio Capaldi. Docente universitario a Bari e Brindisi e studioso del movimento, ha sviluppato intensi rapporti professionali e intellettuali con alcuni dei suoi esponenti. In particolare con John Giorno, anch’egli originario del Sud Italia: la sua famiglia emigrata in America proveniva da Tursi, in provincia di Matera. Un sodalizio intellettuale iniziato negli anni Settanta che ha anche prodotto nel 2006 una mostra di dipinti e poesie su tela a quattro mani. Nel settembre scorso John Giorno ha messo a disposizione di Manlio Capaldi il famoso “bunker” newyorkese che si è fatto fonte d’ispirazione per un coinvolgente progetto artistico. Il mondo domestico e privato di Burroughs è svelato dall’occhio dell’artista attraverso una serie di pratiche esplorative. Foto “Flickers. The bedroom of W.S. Burroughs” scattate dal letto si soffermano con punto di visione inconsueta su pareti, manifesti, tubazioni, lampade. Video della serie “Blue light: The Heat is off of me…” inquadrano oggetti emblematici della vita dello scrittore: il suo cappello, la macchina da scrivere, una pistola, illuminati e fatti ripiombare nel buio da un emblematico, quasi psichedelico lampeggiante blu. Sino ad un piano installativo con “Disclosure machine” e “Segnatura Loci” dove le crepe del pavimento in cemento diventano sinapsi, mentre reticoli in fil di ferro generati da pagine di ideali libri rianimano di presenze misteriose l’ambiente. Un complesso di articolate suggestioni visitabili nel sito ufficiale www.thebunkernyc.com