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- GIUGNO 2017 -
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Storie di successo
Mario Pace
Da Gravina in Puglia a Hollywood
Quando il sogno americano parla pugliese
Matte painter e environment & texture artist, ha lavorato alla realizzazione del film Il libro della giungla, che ha vinto l’Oscar per gli effetti visivi.
“Sono contento di essere un uomo tra due mondi perché apprezzo sia la cultura italiana che quella americana”
di Giovanni De Benedictis
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San Francisco. Mario Pace con un’amica al gala per la prima de Lo schiaccianoci

Dalla Murgia alla California. E da lì, al grande schermo argentato. Nella sua Gravina in Puglia, Mario Pace, cresceva guardando i kolossal hollywoodiani, sognando a occhi aperti grazie agli effetti speciali. Gli stessi che oggi, a soli 26 anni, contribuisce a realizzare. Una passione culminata nell’Oscar per gli effetti visivi ricevuto dal film Il libro della giungla, per il quale Pace ha firmato l’animazione dei titoli di testa e di coda. Bridge Puglia USA ha avuto il piacere di intervistarlo.

Da Gravina a San Francisco: sei diventato artista nell’industria del cinema inseguendo una tua passione, coltivata durante il liceo artistico a Matera?

In realtà la passione è scaturita dai “dietro le quinte” su Sky. Fin da quando ero piccolo i film mi lasciavano senza fiato per gli effetti speciali, di conseguenza sono sempre stato molto curioso di scoprire come venissero realizzati. Poi, quando sono andato al liceo, ho rafforzato questa passione con l’utilizzo di computer e arti tradizionali.

Formarsi negli States è stata una scelta programmata o avevi messo in conto di proseguire gli studi in Italia e hai cambiato idea all’ultimo minuto?

All’inizio del quinto anno di liceo io e il mio migliore amico, David Cinnella, eravamo in cerca di un’università che potesse darci la preparazione necessaria per creare gli effetti che vedevamo al cinema. Siamo andati a destra e a manca per riuscire a scovare la facoltà giusta: Roma, Milano, Firenze, eccetera… ma niente di quel che l’Italia offriva ci soddisfaceva. Poi il mio amico David è andato a San Francisco in vacanza e lì ha scoperto l’Academy of Art University. Successivamente, dopo aver fatto un tour della facoltà, mi ha contattato e lì ho preso la mia decisione di trasferirmi in California. 

Matte painter e environment & texture artist. Ti occupi quindi di pittura e animazione digitale. In quali momenti del film finito è maggiormente visibile il tuo contributo? Lavori quasi sempre al computer o è rimasto ancora spazio per i vecchi supporti analogici?

La mia specialità è quella di realizzare scenari digitali che creino l’atmosfera nei film. Ho lavorato per diversi film e compagnie, ma la maggior parte delle mie opere si possono notare all’apertura dei film o in chiusura. Inoltre non abbandono mai le vecchie arti, che mi hanno dato le basi che applico oggi giorno nel mondo digitale.

Il tuo curriculum è piuttosto variegato: si passa da piccoli titoli indipendenti a grosse produzioni come – ad esempio – La battaglia di Hacksaw Ridge, Kong – Skull Island, The Great Wall e 50 sfumature di nero. A quali generi ti senti più vicino?

Qui a Hollywood si passa da un genere all’altro, da grandi a piccole produzioni. Il mio genere preferito è decisamente il fantasy. Infatti i film che mi hanno fatto nascere la passione per gli effetti speciali sono quelli della saga del Signore degli anelli. Tra i film ai quali ho collaborato, Kong – Skull Island è stato sicuramente quello più vicino ai miei gusti cinematografici.

Tu hai lavorato anche per Il libro della giungla. Cosa hai provato quando il film ha vinto l’Oscar per gli effetti visivi?

Quando Il libro della giungla ha vinto sono rimato basito. La mia gioia era immensa, dato che abbiamo collaborato con la Disney nel realizzare una pellicola cinematografica completamente digitale. Non si vedeva un film del genere da quando uscì Avatar. Sono molto orgoglioso di aver contribuito alla realizzazione del film.

Ti manca molto la Puglia? Come ti stai trovando negli USA? E quali sono le differenze più significative tra la vita da noi e quella oltreoceano?

La Puglia è sempre nel mio cuore. Non mi dimenticherò mai di tutte le persone che mi hanno formato: la mia famiglia, i miei genitori e i miei amici. Non è stato facile all’inizio, in America, dato che il ritmo della vita è veloce e preciso. Infatti ero abituato a una vita più lenta, dato che a noi italiani piace godere di tutte le cose della vita, dalle più piccole alle più grandi. Ma in America e a Hollywood time is money: bisogna essere efficienti e dare il massimo per raggiungere il massimo. Ma in tutta franchezza sono contento di essere un uomo tra due mondi, perché ho la fortuna e l’abilità di apprezzare entrambe le culture, riuscendo a catturare le migliori sfaccettature dell’Italia e dell’America.

 

 

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