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- FEBBRAIO 2018 -
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Letteratura
Il Gargano di Arthur Miller Il celebre drammaturgo americano visitò la Puglia con Jim Longhi, singolare figura di italoamericano, avvocato, scrittore, originario di Lucera (Foggia), a cui è dedicato un libro di Mariantonietta Di Sabato e Cosma Siani di Sergio D’Amaro
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Arthur Miller

      Perché Arthur Miller pubblicò nel 1951 su Harper’s Magazine un racconto intitolato Monte Sant’Angelo? Che ci facevano il Gargano e la Puglia tra le carte del grande drammaturgo americano, visto che nessuno avrebbe potuto sospettare un suo viaggio nelle lontane contrade del Sud Italia?

      L’arcano ora sembra svelato col libro che Mariantonietta Di Sabato e Cosma Siani hanno curato col titolo Jim Longhi. Un italoamericano tra Woody Guthrie e Arthur Miller (Ed. Lampyris, Castelluccio dei Sauri, 2012). Grazie ad esso veniamo a sapere che Longhi, di umile famiglia proveniente da Lucera e con un passato dai mille mestieri, aveva incrociato Miller per il comune interesse verso i portuali di Brooklyn, sottoposti a un duro regime di sfruttamento. Alle banchine di quel luogo infido il primo arrivava per professione, difendendo le ragioni dei lavoratori, il secondo per trarne ispirazione per un dramma che gli frullava per la testa. Jim e Arthur stringeranno una salda amicizia, mentre la sceneggiatura di The Hook fatta dallo scrittore per un film con Elia Kazan non avrà lo sperato varo cinematografico e sarà sostituito nel titolo e nella sceneggiatura dal ben noto On the Waterfront (Fronte del porto), superba interpretazione di Marlon Brando nel 1955.

      Francesco Durante (autore di due monumentali volumi mondadoriani sulla letteratura italoamericana) ha sottolineato l’importanza di portare alla luce la personalità di Jim Longhi, che si può collocare, per il suo mix di tipico ‘italoamericano’, tra il pedale tragico di Pietro Di Donato e quello comico di John Fante. Longhi si guadagnò, del resto, una solida fama di avvocato, ma volle seguire anche le scintille del suo istinto che lo portarono a imbastire una salda amicizia coi folksinger Woody Guthrie e Cisco Houston. Non fu facile per Longhi dipanare i suoi fili esistenziali nel clima infuocato del dopoguerra americano, con le sue maccarthyane cacce alle streghe e le sue ossessioni da guerra fredda.

      Nel 1948 Longhi convinse Miller ad una sorta di grand tour nelle lontane terre calpestate da Federico II. Più che dalla sacralità piuttosto inquietante della Grotta dell’Arcangelo, Miller fu colpito probabilmente dal fascino selvaggio dei luoghi vicini, parendogli il Gargano e il prospiciente Tavoliere un’inusitata reincarnazione di paesaggi già visti anche in salsa western. Il sodalizio con Miller rafforzò nel nostro Longhi la vocazione al teatro tanto da fargli mettere in scena come anteprima estiva nel Maine il suo dramma intitolato Two Fingers of Pride (Due dita d’orgoglio), e fargli progettare una messinscena addirittura a Broadway, progetto poi abbandonato per via del successo del film Fronte del porto, che – si ritenne – avrebbe oscurato il dramma, vertente sullo stesso argomento. Anche le successive prove teatrali, da Climb the Greased Pole (L’albero della cuccagna) a Canto XI, riceveranno attenzione in ottimi teatri anche inglesi, confermando una vocazione ormai adulta, che avrebbe potuto durare oltre i suoi lunghi novant’anni, compiuti onorevolmente nel 2006.