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- FEBBRAIO 2018 -
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Cinema
Bari
Conclusa con successo l’edizione 2017 del Bifest
di Giovanni De Benedictis
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Teatro Petruzzelli, lezione di Schloendorff. Foto di Giovanni De Benedictis

Il Bifest (Bari International Film Festival) s’è rialzato. Dopo l’edizione 2016, un po’ sottotono, rieccolo nella sua forma migliore. Quella del 2017 si è riallacciata a quella memorabile del 2015, recuperando ciò che rende tale un festival: la sezione con opere inedite, ovvero Panorama internazionale, ben accolta soprattutto da un pubblico giovane.

Questa è stata la nona edizione, ribattezzata “Otto e mezzo” sia per omaggiare Fellini (la cui caricatura firmata Ettore Scola è nel logo), sia per ricordare che quella del 2009 fu soltanto una “edizione zero” pilota.

Negli otto giorni e nelle dodici sale in cui s’è dipanata, circa 75mila presenze hanno affollato i 300 eventi in programma. Novità di quest’anno è stato l’uso del Circolo Canottieri Barion come location per conferenze stampa e focus (il Teatro Margherita era fuori uso per lavori: sarà nel futuro Polo dell’Arte contemporanea).

Cuore del Bifest continuano però a restare le lezioni di cinema al Petruzzelli. A queste hanno partecipato, in ordine cronologico: Andrej Konchalovskij, Alessandro Gassman, Greta Scacchi, Pupi Avati, Carlo ed Enrico Vanzina, Dario Argento, Fanny Ardant, Margarethe von Trotta, Jacques Perrin e – infine – Volker Schlöndorff.

Tutte occasioni per scoprire o riscoprire piccoli grandi retroscena direttamente da chi li ha vissuti. Dall’Argento bambino turbato dalle modelle nude dinanzi a lui per la madre fotografa, alla Scacchi che trova il lavoro “quasi una vacanza” dopo aver avuto i figli, dal Maccio Capatonda che non credeva che Bari fosse così bella, allo Schlöndorff che elogia gli attori ‘difficili’ come Dustin Hoffman “perché sono i più bravi” (anche se “alcuni sono proprio stronzi”).

In ogni serata, nel Petruzzelli pieno sino al loggione, sono stati conferiti i premi d’eccellenza cinematografica sia ai suddetti film che a quelli in gara, e proiettate pellicole fuori concorso in anteprima nazionale o assoluta. In Panorama internazionale la giuria popolare ha assegnato il riconoscimento per la miglior regia al maestro serbo Goran Paskaljevic (Land of the Gods), quello per miglior attore all’argentino Leonardo Sbaraglia (El Otro Hermano di Israel Adrián Caetano), e quello per la miglior attrice all’islandese Hera Hilmar (An ordinary man di Brad Silberling).

Nella sezione Lungometraggi di ItaliaFilmFest – sui titoli nazionali della stagione passata – la giuria dei critici ha premiato, tra gli altri: Claudio Giovannesi come regista del miglior film (Fiore), Riccardo Scamarcio come miglior attore protagonista (Pericle il nero), Valeria Bruni Tedeschi come miglior attrice protagonista (La pazza gioia). Per le Opere prime e seconde, regia del miglior film ad Alessandro Aronadio (Orecchie), miglior attore Luca Marinelli (Il padre d’Italia), miglior attrice Sara Serraiocco (La ragazza del mondo).

Visti i risultati sia in termini di presenze che di contatti in rete, il presidente della manifestazione Margarethe von Trotta ha tessuto – parole sue – una “laudatio a Laudadio”, sottolineandone la bravura nell’invitare ospiti giunti tutti gratuitamente, così come l’aver dato spazio alla rassegna Cinema e Scienza (con i documentari di Perrin a farla da padrone).

Eppure una spiacevole impressione, a fine festival, rimane: quella che a livello nazionale dovesse ricevere maggior spazio, specialmente in televisione. Si spera che nel 2018 la musica cambi. La volontà di alzare il tiro è emersa nella conferenza stampa di fine anno, in cui Laudadio ha annunciato che per la prima volta verrà omaggiata una grande personalità vivente ed estera, uno stimato documentarista. Il che ha indotto molti a nominare Werner Herzog. Ma lui ha ribattuto: “Chi vi dice che non possa essere Luc Besson?”.

Insomma, il Bifest non s’è solo rialzato, ma è pronto a compiere lunghi passi.

 

 Felice Laudadio e Dario Argento. Foto di Giovanni De Benedictis

 

 Enrico Magrelli e Volker Schloendorff. Foto di Giovanni De Benedictis

 

 Maurizio Di Rienzo e Maccio Capatonda. Foto di Giovanni De Benedictis

 

 Fanny Ardant. Foto di Giovanni De Benedictis