RIVISTA ON-LINE DI CULTURA E TURISMO
- NOVEMBRE 2017 -
HOME - Puglia - Proverbi dialettali - Mogli e buoi…
Proverbi dialettali
Mogli e buoi… Chi ce nzore nte la stréde
véve a buqquire
Chi ce nzore fore stréde
véve allu vuquele,
Chi ce nzore fore paése
véve a ffiasche

Chi si sposa nel vicinato
beve vino in un bicchiere [che è trasparente]
Chi si sposa in un altro rione
beve in un boccale [che è quasi del tutto chiuso, dunque non vede quasi niente, si sposa all'oscuro]
Chi si sposa fuori paese
beve alla fiaschetta [che è chiusa del tutto, dunque non vede niente, si sposa del tutto all'oscuro]
(Gargano)
di Alberto Sobrero
CONDIVIDI Facebook Twitter

Bruno Maggio. China

Traduzione: la riuscita di un matrimonio è inversamente proporzionale alla distanza della casa della sposa dalla casa dello sposo. È assicurata se la sposa è nata e cresciuta nel vicinato, è incerta se è nata e cresciuta nel tuo stesso paese ma non nel tuo quartiere, è molto difficile – e improbabile – se non è del tuo paese. Questa è la variante pugliese del notissimo proverbio “mogli e buoi dei paesi tuoi”, una variante estremizzata (oggi si direbbe ‘radicalizzata’): per il proverbio garganico, infatti, non è sufficiente che la sposa sia dello stesso paese, ma deve far parte della stessa rete sociale, addirittura dello stesso vicinato dello sposo. È meno radicale, ma diffuso nella stessa area, e risponde alla stessa logica l’altro proverbio “Mugghiére e mule ànn’a èsse de li paise tue” (dove i muli hanno la stessa funzione dei buoi appena ricordati). Qui non si esige la vicinanza di strada ma si prescrive co-munque la vicinanza dell’area.

La tendenza a contrarre matrimonio all’interno dello stesso gruppo sociale o etnico, la cosiddetta endogamia, non poteva essere assente dai proverbi pugliesi: è diffusa in tutte le civiltà, in tutti i tempi, e ha solide motivazioni sia economiche che socioantropologiche. In una società contadina – com’è quella in cui fioriscono i proverbi – l’endogamia assicura il conseguimento di due obiettivi fondamentali: il potenziamento della forza lavoro e l’acquisizione di terreni (o quanto meno la conservazione del possesso dei terreni) all’interno del vicinato. Tanto era diffusa – non solo in Puglia – che ci sono testimonianze di località nelle quali, in passato, tutti i matrimoni si celebravano fra compaesani (anche fuori d’Italia: ad esempio in Alvernia nel Settecento, nella Mancia agli inizi dell’Ottocento). Addirittura, il requisito del vicinato era così forte da insidiare il tabù dell’incesto: nelle montagne vicino a Como, nelle richieste di dispensa per il matrimonio fra consanguinei, ancora un secolo fa ricorreva la formula “si fa questo contratto come parenti prima, e poi amici, et vicini di casa”.

I proverbi, come più volte abbiamo visto, da una parte riflettono il ‘comune sentire’ – in questo caso lo stereotipo xenofobo – dall’altra affiancano e suppliscono alle disposizioni formali, con la stessa – se non maggiore – forza normativa. E agiscono in modo esplicito, coercitivo e indiretto, o anche tramite suggestioni indirette, quasi subliminali. Penso ai proverbi che, per invogliare i maschi a scegliere la sposa ‘vicino a casa’ celebrano le bellezze tipiche dell’area. Per restare in Puglia, “brunette tira l’affètte” invoglia a preferire le brune alle bionde, “A corte pe mmarite, a lònghe pe li ffiche” (la donna bassa per soddisfare il marito, quella alta per co-gliere i fichi) induce a privilegiare le donne bassotte, “la megghiére perfètte: panze, cule e ppètte” (la moglie perfetta: pancia, culo e petto) celebra le formosità del corpo femminile. E lo stereotipo della donna del Mezzogiorno prevede proprio capelli neri, statura piuttosto bassa, rotondità in bella evidenza. Letteralmente, un invito a nozze per i giovani della stessa area.

Un’altra considerazione. Il motore di questi proverbi è econo-mico, ma non solo: si sono diffusi a macchia d’olio e durano così a lungo perché assecondano i pregiudizi xenofobi che ogni società chiusa e conservatrice alimenta, sollecitata dalla ‘paura del diverso’, quella paura che ancora oggi – pur essendo ormai lontani dalla cultura contadina, e forti di esperienze migratorie imponenti – conosciamo molto bene.

Il proverbio da cui siamo partiti, insomma, porta all’estremo un pregiudizio che, sotto pelle – e spesso anche sopra – è tuttora presente nella nostra società. Non escludo che qualcuno, fra i nostri lettori che hanno fatto un matrimonio misto (nel senso annacquatissimo di ‘sposi provenienti da aree diverse d’Italia’, con particolare riferimento a Nord – Sud – isole) abbia ancora fatto esperienza, fra i parenti più stretti, di volti dubbiosi e di più o meno sottili manovre di scoraggiamento, ai tempi della pubblicizzazione di quell’evento.

Non so a quanti è successo. A me sì.

Altri articoli
Proverbi dialettali   Quella cattiva reputazione dei preti… Proverbi dialettali   Donna Capra Dal Medioevo a Sgarbi Proverbi dialettali   “Dopo Natale arriva il freddo” I proverbi meteorologici più radicati di quelli religiosi Proverbi dialettali   Un fantastico, modernissimo strumento didattico: la filastrocca Proverbi dialettali   Quando la parodia può sfidare la sacralità Proverbi dialettali   La felicità dipende da come gestiamo il tempo Proverbi dialettali   Se la frasca indica la qualità… Proverbi dialettali   La donna, che ingannatrice! Proverbi dialettali   Quando il proverbio lo dettava il calendario... Proverbi dialettali   Tieniti pronto alle delusioni! Proverbi dialettali   Attenti al sesso femminile! Proverbi dialettali   Quella mancanza di fiducia nella scienza… Proverbi dialettali   Per conquistare il paradiso… bisogna soffrire Proverbi dialettali   Dalla poesia alla “prosa” Questo è l’amore Proverbi dialettali   …Ma l’amore è speranza Proverbi dialettali   “Verba volant” Cosa è cambiato tra oggi e il passato Proverbi dialettali   Dalla filosofia di Eraclito al rock di Vasco “tutto scorre” Proverbi dialettali   Al di là del giardino c’è “l’altro”. L’odioso pregiudizio è duro a morire Proverbi dialettali   Gli ipocriti? Più pericolosi del calcio di un mulo Proverbi dialettali   Nulla è come il vino-sangue di Cristo. Quando la saggezza popolare è “diversamente sofisticata” Proverbi dialettali   La rivincita dei cibi ‘poveri’ Proverbi dialettali   Guai? Ognuno pensi per sé Proverbi dialettali   Ma quale “Eldorado”?! Proverbi dialettali   Saggezza contadina Anche lo Stato dovrebbe considerarla Proverbi dialettali   …Così passa la settimana dello scansafatiche Proverbi dialettali   Niente collera se vuoi mantenerti in salute Proverbi dialettali   Meglio un “praticone” che un “saputone” Proverbi dialettali   Se si ammala un “povero” non c’è speranza Proverbi dialettali   La dura legge della fame Proverbi dialettali   La prima lezione di vita? In una ninna-nanna Proverbi dialettali   Uomo e donna: un vecchio proverbio – incredibile! – sancisce la parità. Per le botte… Proverbi dialettali   Le donne? Streghe che portano alla forca Da usare per l’amore e per far figli Proverbi dialettali   Il matrimonio: che condanna per gli uomini! Proverbi dialettali   Le donne “diaboliche portatrici di perdizione” Proverbi dialettali   Le donne Più vicine al diavolo che all’acqua santa Proverbi dialettali   La perenne diffidenza del popolo verso “la casta” Proverbi dialettali   Una giocosa filastrocca per l’amaro fatalismo dei subalterni Proverbi dialettali   I superprivilegi di chi maneggia il denaro: una storia di sempre Proverbi dialettali   Quell’odioso pregiudizio verso i diversi Proverbi dialettali   Il potere del povero Proverbi dialettali   Se “aggiungi un posto a tavola”… Proverbi dialettali   Le leggi non scritte dell’ingiustizia sociale Proverbi dialettali   La superbia dell’uomo-pulce Proverbi dialettali   Autorità e sudditi Un rapporto senza speranza Proverbi dialettali   Il fatalismo dei deboli Proverbi dialettali   Perché i proverbi