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- NOVEMBRE 2017 -
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Proverbi dialettali
…Così passa la settimana dello scansafatiche Lunedì mblé mblé
martedì pure acchessì
merculedì spaccaseméne
giuvedì se face la cucéine
venardì l’angunéie
sabbete la glorie
e ddumèneche u sgranatorie

[Lunedì piano piano / martedì pure così / mercoledì spacca la settimana / giovedì si fa cucina / venerdì l’agonia / sabato la gloria / e domenica la mangiata]
(Cerignola)
di Alberto Sobrero
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Bruno Maggio. China

Non è, a rigore, un proverbio ma rientra nella categoria della ‘saggezza popolare’, che comprende indovinelli, strofette giocose, amabili prese in giro, satire feroci usate e tramandate con le stesse funzioni dei proverbi: ammaestrare, ammonire, mettere in guardia.

Il tema in questo caso è ‘il lavoro’, e viene svolto con la satira del fannullone, per il quale nessuno dei sette giorni della settimana va bene per lavorare. La satira del perditempo non nasce solo da una legge morale. Lavorare, nella parte povera della società contadina dei secoli passati, è necessario per sopravvivere: non ci sono stipendi, non c’è alcuna forma di assistenza sociale, medica, previdenziale. Il denaro è molto raro: il baratto regola la maggior parte delle transazioni, e per barattare bisogna avere merci da offrire. In una società contadina le merci sono i raccolti dei campi, e l’unico modo di assicurarsi un buon raccolto (con l’assistenza del Cielo) è mettere alla frusta tutte le forze valide della famiglia: compresi gli anziani e i giovanissimi, le donne incinte e – fin che si può – gli ammalati. Lavorare, ovvero – come si dice non a caso nei dialetti meridionali – faticare. Senza eccezioni, senza scuse. Per sopravvivere.

Il fannullone invece lavoricchia il lunedì e il martedì, e dal mercoledì si mette a riposo: perché ormai siamo a metà settimana, perché bisogna cucinare, perché bisogna rispettare i precetti e gli obblighi del calendario cattolico. In nome di un’etica superiore, gastronomico-religiosa.

Una filastrocca simile si trova anche a Taranto: qui l’ambientazione è urbana, qualche soldo circola ma l’etica è la stessa, questa volta in chiave pseudo-religiosa: Lunedìe è ssande Prencipie / martedìe è ssande Avviande / merculedìe è ssande Metà / sciuvedìe è ssande Scurrùchele / venerdìe è ssande Penzande / sabete è ssande Paiande / dumèneche è ssande Scialòne. I Santi immaginari sono: San Principio (inizio della settimana), Sant’Avvio, San Metà, San Scorrimento (il tempo scorre verso il fine settimana), San Pensante (si pensa alla paga in arrivo), San Pagante (noto al nord come San Paganini) e San Scialone (si spende la paga).

Filastrocche simili, sempre giocate sul ritmo dei sette giorni, non si trovano solo in Puglia ma un po’ in tutta Italia: a volte sono in rime baciate o alternate, altre – come nei due casi ricordati – non puntano sulla rima ma sul ritmo; sempre rispondono a una logica di gradualità dei contenuti: a Cerignola si succedono azioni legate alla posizione del giorno nella settimana e azioni legate a cadenze stabilite dalla liturgia, per concludere nell’esaltazione del più terreno fra i piaceri: una grande mangiata. A Taranto si abbina ogni giorno a un santo, e i nomi dei santi riguardano per la prima metà la posizione del giorno nella settimana (come a Cerignola), per la seconda la parabola dell’attesa della paga, della sua riscossione e dello scialo. Un sapiente intreccio di ritmo, rime, temi e sottotemi attinti sia alla vita di tutti i giorni che al calendario e alla tradizione religiosa, realizzati con accorto uso della mnemotecnica, incrociando e mescolando sacro e profano, fame e morale, dovere e piacere.

Un divertissement in salsa etica, fatto per provocare il sorriso ma nello stesso tempo per ricordare e tramandare l’obbligo di rispettare le dure leggi della sopravvivenza e della convivenza. Cioè per regolare la vita sociale.

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