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- FEBBRAIO 2018 -
HOME - Puglia - Natura e paesaggio - Saline di Margherita di Savoia Un regno per l’avifauna
Natura e paesaggio
Saline di Margherita di Savoia
Un regno per l’avifauna
È la salina più grande d’Italia, la più importante d’Europa, scalo internazionale per migliaia di uccelli migratori.
È qui che probabilmente cacciava Federico II con i suoi falchi
di Enzo Cripezzi
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Saline di Margherita di Savoia (BAT). Fenicotteri rosa. Foto Archivio Fotogramma

Salpi”, cosi era definito l’antico lago salmastro costiero al tempo dei Dauni. Già nell’epoca romana e poi nel medioevo si raccoglieva il prezioso sale che si accumulava sulle sponde, prima che i Borboni lo trasformassero nelle “Reali Saline di Barletta” completando la bonifica del bacino. Toponimi come “Alma dannata” e definizioni come “zappasale”, per i raccoglitori del minerale, lasciano intuire un passato di vita non facile che gravitava intorno a quella che sarebbe diventata la salina più grande d’Italia, la più importante d’Europa.

La storia riaffiora nelle vicine aree archeologiche e qui si può immaginare Federico II, innamorato di queste paludi, a caccia con i suoi falchi per redigere il suo De arte venandi cum avibus, primo trattato di ornitologia.

Con l’unità d’Italia, le saline e l’abitato annesso assunsero il nome di Margherita di Savoia in ossequio alla regina e nello spirito di smantellamento dei riferimenti borbonici.

Oltre 4.000 ettari di acquitrini e vasche salmastre di profondità, salinità e colorazione variabile, canali, argini, distese di fango e salicornia conferiscono un orizzonte fiabesco, esteso per 20 km e largo 5 lungo la costa, di eccezionale interesse per gli uccelli acquatici.

Per un migratore, la distesa brillante di questa grande zona umida (la più estesa dell’Italia centromeridionale) costituisce, anche di notte, un’attrazione irresistibile, uno scalo internazionale obbligato per rifugiarsi e alimentarsi durante voli incredibili dall’Africa fino alle nostre terre, spesso per proseguire ancora fino al Nord Europa o viceversa.

Nel 1977 fu istituita la Riserva Naturale Statale sulla zona umida per 3.871 ettari (a cui si aggiunsero due riserve contigue per ulteriori 212 ettari), affidandone la gestione al Corpo Forestale dello Stato, permettendo comunque le attività di produzione del sale.

L’interdizione dell’attività venatoria consentì una crescita esponenziale delle presenze di uccelli con contingenti di decine di migliaia di individui, soprattutto svernanti.

L’importanza fu consacrata con il riconoscimento di Zona umida di valore internazionale (1979) ai sensi della convenzione di Ramsar, poi con la ricomprensione in IBA (Important Bird Areas), aree importanti per gli uccelli di cui all’inventario scientifico di Birdlife International, quindi in SIC (Sito di Importanza Comunitaria) e ZPS (Zona di Protezione Speciale), ai sensi delle Direttive UE “Habitat” e “Uccelli”.

Un mirabile sistema idraulico è alla base del funzionamento naturale della salina: l’acqua è immessa nei primi grandi bacini a nord, inizia un viaggio lento, articolato, di vasca in vasca, per favorire l’evaporazione dell’acqua e la concentrazione del sale, fino alle vasche “salanti”, a ridosso dell’abitato, dove il minerale precipita nell’acqua e può essere raccolto e stoccato nelle caratteristiche montagne di sale.

Le acque hanno quindi salinità crescente e livelli bassi ma variabili, condizionando la presenza o la nidificazione degli uccelli ma anche della vegetazione, limitata a specie tipicamente alofile e adattate a condizioni estreme dei substrati, come la salicornia.

Caratteristica è la colorazione rossastra degli ultimi bacini, determinata dalla presenza di micro alghe come la Dunaliella salina, adattata alla forte concentrazione salina. Queste a loro volta sostengono piccoli crostacei come l’Artemia salina, nella dieta del fenicottero che, così, assimila la particolare pigmentazione rosa.

Oggi la produzione meccanizzata di 5-6 milioni di metri cubi di sale all’anno, condotta dalla società AtiSale (oltre al circuito terapeutico acque “madri” nelle Terme), si intreccia con migliaia di volpoche, fenicotteri, cavalieri d’Italia, avocette e numerose altre specie.

La gestione dei livelli idrici è un obiettivo determinante e delicatissimo per questa particolare zona umida, su cui convergono peculiari attività produttive e obiettivi di conservazione e valorizzazione di Amministrazioni pubbliche, Associazioni protezionistiche, Corpo Forestale.

DOVE: Barletta (BAT)

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