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- OTTOBRE 2017 -
HOME - Puglia - Arte - RITRATTO D’ARTISTA Luigi Presicce Lo sciamano dandy
Arte
RITRATTO D’ARTISTA
Luigi Presicce
Lo sciamano dandy
Salentino, si è trasferito giovanissimo a Milano per dare maggiori chance al suo talento artistico.
Partito dalla pittura è approdato al video, alla scultura, all’installazione, ottenendo prestigiosi riconoscimenti.
La sua terra d’origine gioca un ruolo importante nella creazione delle sue opere
di Antonella Marino
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Santo Stefano, i coriandoli, le pietre, 2015. Performance per un solo spettatore alla volta, accompagnato. Chiesa di Santo Stefano Piccolo, Putignano (Bari). Foto di Dario Lasagni gentilmente concessa dal Teatro Pubblico Pugliese, Progetto I.C.E. Programma di Cooperazione Territoriale Europea Grecia-Italia 2007-2013

Tradizione artistica e cultura popolare, rituali religiosi e simboli massonici, iconografia devozionale e significati alchemici, liturgia ed esoterismo, paramenti votivi, maschere e travestimenti, maghi e santi, martiri e madonne… È sottile e complessa la miscela di elementi e di riferimenti palesi o ermetici a cui attinge Luigi Presicce, salentino di Porto Cesareo, classe 1976. Ricca di continui scarti e di sorprese che coinvolgono lo spettatore. Lo invitano ad entrare – spesso da solo o in coppia, talvolta in gruppi ristretti – all’interno di sacrali messe in scena che sempre più si cristallizzano in immobili tableaux vivants. E trovano momento di successiva formalizzazione in grandi stampe fotografiche, sequenze nitide in cui le scene bloccate acquistano ulteriore evidenza.

Presicce alla fine degli anni Novanta era partito dalla pittura, con una personale neo-figurazione avviata precocemente quando era ancora studente all’Accademia di Belle Arti di Lecce (dove, conclusi gli esami, ha deliberatamente scelto di non prendere il diploma per non “rischiare di avere un titolo che mi permettesse di insegnare, volevo fare l’artista”).

Il mercato nazionale, all’epoca florido, intercettò subito questo giovane talento, che con intraprendenza faceva attivamente spola tra il posto in cui viveva e i centri dell’arte. Trasferirsi a Milano divenne a quel punto una scelta obbligata. Ma all’inquietudine curiosa di Luigi le regole ripetitive del mercato stavano strette. In parallelo alla pittura, fin dagli inizi andava infatti sperimentando altri linguaggi, dal video, alla scultura, all’installazione. A far maturare la sua svolta performativa fu il contatto con Joan Jonas, visionaria artista americana con la quale partecipò a un workshop alla Fondazione Ratti di Como. Ne seguì un altro importante con il canadese Kim Jones presso ViaFarini a Milano. La crisi, e la decisione di liberarsi dai vincoli del sistema mercantile, fu immediata. Correndo dei rischi, Presicce si buttò nella ricerca, trovando presto conferme in prestigiosi riconoscimenti istituzionali, come l’Epson Art Price promosso dalla Ratti e il Premio Talenti Emergenti della Strozzina a Firenze.

Look raffinato da dandy-sciamano, animatore della scena artistica con progetti curatoriali come “Brown magazine” e “Brown project space” o “Archiviazioni” con Giusy Checola, Presicce negli ultimi anni ha realizzato moltissime azioni e personificazioni, accurate nei costumi e ricche di dettagli negli allestimenti. Tra le più recenti, il suggestivo “Giudizio delle Ladre”, ispirato ai dipinti di Giotto con le storie di Cristo nella Cappella degli Scrovegni a Padova, tenuta nel Teatro Romano di Lecce a luglio 2014; “La fusione del gigante” nella Kunsthalle di Osnabrück in Germania a febbraio 2015; “Santo Stefano, i coriandoli, le pietre” nella Chiesa Santo Stefano Piccolo a Putignano a maggio 2015…

Un’aura mistica pervade tutte queste opere, scandite con ritmata sospensione in una dilatata atemporalità. Sono intessute di rimandi colti, spesso criptici, tradotti in un’esattezza iconica che richiama il Medioevo giottesco e i decori rinascimentali o barocchi, la solennità degli affreschi e la ieraticità delle pale d’altare del passato. Esito di una scelta volutamente inattuale e alternativa alle tendenze più modaiole, che affonda le radici primarie in un immaginario magico fortemente calato nel suo Salento. Un luogo dove l’artista torna sempre più di frequente, dove progetta e realizza molti dei suoi lavori, anche se ora vive a Firenze. A dichiararlo con enfasi è lui stesso: “Ritorno spesso nel Salento per una questione non solo affettiva, ma anche per quella dilatazione temporale che solo lì riesco a percepire... qui sembra che le giornate durino il doppio che in altri luoghi. Poi, come sanno tutti quelli che nascono nei posti di mare, non se ne può fare a meno che per un periodo breve. Il legame è forte e inscindibile, i santi, le madonne, le storie raccontate a voce, sono elementi che fanno parte del mio DNA. Sono cresciuto con un forte senso religioso e questo riemerge sempre nei miei lavori e nella mia vita…”