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- FEBBRAIO 2018 -
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Storia e tradizioni popolari
Un santo al giorno…
dettava le leggi della civiltà contadina
Nell’ultimo libro di Rossella Barletta, Quale santo invocare? Feste e riti del calendario salentino (Edizioni Grifo) un’accurata indagine dell’antica cultura popolare del Salento e della Puglia. Tra fede, credenze e superstizione di Angela Natale
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Erudito, divertente, illuminante. In una parola, prezioso. Un libro – è il caso di dire – buono per tutte le stagioni. Perché in Quale santo invocare? (Edizioni Grifo) – ultimo lavoro della scrittrice Rossella Barletta, instancabile indagatrice del patrimonio storico e antropologico del Salento – il calendario batte il tempo della vita quotidiana nella società agricola di ieri e, per certi versi, di oggi, nutrendola di credenze, proverbi, similitudini, modi di dire, canti, fiabe, filastrocche.

Cultura complessa e variegata quella contadina. Che la scrittrice leccese, in 300 accattivanti pagine, ci restituisce in tutta la sua straordinaria ricchezza. Accanto ai santi protettori ufficiali, capaci tra l’altro di lenire piccoli malanni come il mal di gola (San Biagio), i bubboni (San Lazzaro) o “curare” grandi malattie (ai polmoni, Santa Teresa; agli occhi, Santa Lucia), si muove una pletora di santi immaginari che, come Paganino (che appare il 27 di ogni mese, materializzandosi con lo stipendio) e Miserino (noto per la sua figura misera e denutrita), sono fortemente ancorati al ciclo delle stagioni in cui si fondano il calendario gregoriano (in uso dal 1582 per opera di papa Gregorio XIII) e la “storica” superstizione popolare.

E se un santo al giorno toglieva il medico di torno, i disastrosi fenomeni naturali, quali i terremoti, erano invece vissuti come il flagello inferto da Dio per punire le immancabili colpe dell’umanità peccatrice, comunque pronta alla redenzione e a gesti eclatanti di penitenza, vera o presunta che fosse.

È una Puglia inedita quella che emerge nel volume di cui il sottotitolo Feste e riti nel calendario salentino (ma lo sguardo corre su tutta la Puglia), spiega molto ma non dice tutto. Non ci dice, ad esempio, quanto l’autrice metta a nudo e sveli, con puntigliosità accademica, il legame che, nel corso dei secoli, univa l’uomo della terra alla divinità; o quanto il calendario liturgico si intrecciasse con quello civile o su questo predominasse.

È significativo che per indicare il giorno o il mese il contadino si rifacesse alle ricorrenze dei santi presenti nei proverbi che coprivano l’intero anno: una piccola enciclopedia orale che scandiva le stagioni dettando previsioni meteorologiche, tempi di semina e raccolto, tempi di festa e di lavoro.

Non stupisce – scrive nella prefazione l’autrice – che una simile mescolanza si ritrovi negli almanacchi, i quali, grazie anche a immagini e disegni, agevolavano la trasmissione del sapere. Diffusi perlopiù nei paesi agricoli, essi infatti riportavano anche la misurazione del tempo, le costellazioni, le fasi lunari; oltre a fornire insegnamenti di medicina pratica (soprattutto con l’uso di erbe spontanee), consigli utili per i lavori nei campi e tutte le feste legate alla liturgia, insieme ai cicli lavorativi, ai ritmi e alle pause che imprime l’apparante corso del sole.

Sole e luna. Ancora oggi i contadini osservano il cielo quando c’è da prevedere semina e raccolto, siccità e nubifragi. La luna, ad esempio, guida i lavori di potatura o il travaso del vino, come ci ricorda un proverbio panitaliano secondo cui “con i quarti di luna cambia tempo e fortuna”.

Il santo rappresentava l’intermediario tra Dio e gli uomini. Questi ultimi lo invocavano essenzialmente affinché rendesse fertili i campi e fecondo il bestiame; le donne perché proteggesse i figli, le fanciulle affinché trovassero un buon marito. In cambio si chiedevano preghiere, ma non si disdegnavano offerte, meglio se in denaro o oggetti di valore da appuntare sulla statua raffigurante il santo di turno invocato.

Scorrendo i vari capitoli, non solo si incontrano decine e decine di personaggi noti del patrimonio mistico ma si entra nel mondo “magico” della tradizione locale tra sacro e profano, con una ricostruzione minuziosa di riti, cerimonie, feste e sagre con cui ogni paese, ancora oggi usa – giorno dopo giorno, mese dopo mese – rendere omaggio ai propri protettori. Santi. Di nome e di fatto.

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