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- FEBBRAIO 2018 -
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Storia e tradizioni popolari
Otranto
Una storia di fierezza e coraggio
Famosa per il suo mare dall’azzurro strepitoso, la città più a Oriente d’Italia è ricchissima di vestigia storiche.
Nel 1480 vi sbarcarono i Turchi che la devastarono.
Ottocento Idruntini accettarono di essere decapitati piuttosto che abiurare la loro fede. Di recente, dopo più di cinquecento anni, sono stati proclamati santi da Papa Bergoglio
di Vito Spada
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Veduta di Otranto (Lecce) con il porticciolo sullo sfondo. Foto Archivio Fotogramma

La luce tagliente e l’acqua cristallina riempiono di verde e azzurro gli occhi con la magia cangiante dei colori. Il panorama che si gode dalla passeggiata lungo le mura cittadine potrebbe subito suggerire, al frettoloso visitatore, i piaceri della vacanza estiva. Ma Otranto non è una città di mare. È sempre stata una città di frontiera. È la città più a Oriente in Italia e la sua storia si è intrecciata con la sua geografia. I segni del passato, con le ferite e le glorie, sono dappertutto. Visitare Otranto significa entrare con continue e costanti progressioni nella carne del Salento, nelle sue qualità, nelle sue sofferenze e nel delicato confronto con il vicino Oriente. Di là dall’orizzonte che si domina dalle mura, un altro mondo con cultura diversa e costumi misteriosi e persino temibili si è sempre confrontato con il facile approdo europeo. Altre genti, altri cuori e diversi interessi si sono in passato scontrati qui, con orme ancora visibili e profonde. È difficile conciliare lo scenario delle marine con i suoi riti, le flotte e i piccoli navigli che solcano le acque per la pesca con le immagini del confine fisico della civiltà europea. Si dovrebbe andare a Gallipoli per osservare il diverso ambiente, il totale e profondo legame commerciale del mare con le altrui terre. Non a Otranto. Qui è diverso. Diverso per la Storia e la Geografia. Qui il limite, il confine, la diversità, l’alterità e la consapevolezza dell’inizio di un mondo diverso, fanno la differenza. Potrebbe quindi essere possibile la prima fondazione della città ad opera dei Cretesi. E da qui lo sviluppo dell’antica Hydruntum che già in età romana era un porto per la Grecia e l’Epiro. È nell’età bizantina che la città divenne uno dei capisaldi per il controllo dell’Adriatico e del Meridione con una forte presenza di Veneziani, Greci, Armeni e Slavi. La singolarità della posizione, con un buon porto, contribuiva all’importanza strategica della città che divenne nel tempo il riferimento per tutto il Salento. Le “Terre d’Otranto” diventavano il riferimento geografico essenziale per definire la regione adriatica a sud di Brindisi. È da questo porto che Boemondo d’Altavilla partì con i suoi crociati per liberare il Santo Sepolcro ed è qui che si registrò la presenza di San Francesco d’Assisi di ritorno dalla Terra Santa. Più avanti nel tempo, ancora una volta, un luminoso e afoso luglio ha marchiato indelebilmente il destino della città. Una flotta turca nel 1480 apparve minacciosa al chiaro e luminoso orizzonte per la conquista della città. Scopo degli invasori era quello di consolidare la loro presenza sulla terraferma per completare e sostenere le continue scorribande dei loro vascelli che dominavano il Mediterraneo. Il tremendo assedio durò due settimane, con le palle dei cannoni turchi che devastavano senza tregua il cuore della città. Alla fine, la resa divenne inevitabile. Il comandate in capo, l’ammiraglio Ahmed Pascià, chiese agli abitanti idruntini di scegliere fra la decapitazione e l’apostasia. Circa 800 Idruntini rifiutarono, accettando la decapitazione al vicino colle della Minerva, dove oggi sorge una chiesa. Il castello aragonese che ammiriamo oggi è il risultato delle opere di fortificazioni successive all’occupazione della città. Solo leggendo il raffinato libro di Maria Corti, L’ora di tutti, si possono però intuire il dramma e la fatalità legate a Otranto e alla sua gente in quel terribile momento. È nel romanzo che le speranze, i sentimenti e le paure dei cinque personaggi del racconto diventano il simbolo della città e del suo territorio dinanzi all’aggressione militare. Nel momento supremo delle scelte e dell’ora finale, i personaggi subiscono la forza degli eventi e della fatalità imminente con la rassegnazione e l’innata nobiltà, insieme alla appassionata difesa della vita che li costringe tuttavia all’eroismo finale. Con l’umile pescatore Colangelo, il mite Nachira, il valoroso capitano Zurlo, è Idrusa che simboleggia per definizione la bellezza ostinata, assoluta, selvaggia e indipendente, con la voglia di vivere, di riscatto, di cambiamento nella società. La sua storia infelice, fra un matrimonio iniziale con un marito non amato, e quella, successiva alla sua morte, con l’amore non ricambiato di Manuel, fino alla tragedia finale, rappresenta la forza vitale che tiene insieme le vicende dei personaggi e della città. È tra le mura del castello, nell’orizzonte infinito del mare e fra i vicoli delle antiche case, che potrete ritrovare Idrusa avvolta e protetta dal silenzio di Otranto, lontano dalle folle estive. Ed è qui, nel tempo sospeso della città, dove si rammenta che “solo i vivi contano gli anni”, che il suo nome e il suo spirito libero, nobile e bello, aleggia fino all’orizzonte blu del mare. Dentro il cuore dolce e fiero di Otranto.

 

 

DOVE: Otranto (Lecce)

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