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- FEBBRAIO 2018 -
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Storia e tradizioni popolari
La magia dei presepi di Puglia Itinerario tra i più interessanti presepi della regione.
Dal Gargano al Salento, dal Barese al Tarantino sono numerosi i gruppi statuari pregevoli quattro-cinquecenteschi che rappresentano la natività.
Tra le capitali del presepe, Lecce, dove già dal ’700 trionfa l’arte della cartapesta
di Pietro Marino
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Cattedrale di Altamura (Bari). La grotta con la natività, particolare del celebre presepe dello scultore lucano Altobello Persio. Foto Archivio Fotogramma

Torna la magia della natività di Gesù, resistendo ad ogni cambiamento dei tempi e della società. E con essa la sua forma popolare di rappresentazione in arte, costituita dai Presepi. In Puglia tante chiese si popolarono, tra la fine del Quattrocento e il Cinquecento, di gruppi statuari che rappresentano la natività. Ne restano una ventina, di solito disposti su due piani sovrapposti per evocare un paesaggio montuoso. In basso stanno il Bambino con la Madonna e San Giuseppe nella grotta riscaldata dal Bue e dall’Asinello, in alto i Re Magi che arrivano a cavallo dal lontano Oriente guidati dalla Cometa e gli Angeli che annunciano ai pastori la lieta Novella: “È nato il Salvatore”. Così è il grande presepe della cattedrale di Altamura in provincia di Bari, opera del fantasioso scultore lucano Altobello Persio, autore anche dei presepi di Matera e Tursi, mentre è forse del fratello Aurelio il presepe di Gallipoli.

Quando il luogo lo consente, si sfruttano le grotte vere di cui la Puglia è ricca: dal Gargano con la grotta di San Michele nel Santuario millenario di Montesantangelo, al Salento con la grotta di Montevicoli a Ceglie Messapica. Importante è il santuario rupestre di Santa Maria degli Angeli a Cassano Murge, nel Barese: le statue hanno una essenzialità arcaica, volumi semplici, volti di gente del popolo. Ne è autore probabilmente un artista locale, Paolo da Cassano, di cui si sa ben poco. Clara Gelao, direttrice della Pinacoteca provinciale di Bari, gli attribuisce anche il severo gruppo statuario della natività che è stato ricomposto nella stessa Pinacoteca. Un altro scultore misterioso del Cinquecento pugliese è Stefano da Putignano, che con la sua bottega popolò molte chiese di gruppi della natività. Il più vigoroso si può ammirare nella chiesa matrice di Polignano a Mare. Nel paese natale dello scultore, Putignano, era ritenuto suo il presepe della chiesa matrice: invece si tratta di un rifacimento settecentesco. Ma è suggestivo lo stesso, con lo squillo dei colori, solidi come vernici per le barche.

Dalle chiese il presepe passa nel Seicento nelle case. Con i “pupi” di cartapesta o di terracotta, diviene favoloso “romanzo popolare”. Una delle capitali italiane del presepe domestico è – con Napoli e Roma – Lecce, la città del Salento che scrive un suo capitolo originale nella storia del Barocco. Qui già nel Quattrocento erano stati realizzati, dal salentino Nuzzo Barba, presepi scultorei a Galatina, Oria. E risale al Cinquecento la parte superiore del presepe (di Pietro Riccardi?) che svetta in Santa Croce di Lecce: i Pastori e i Magi sono intagliati nel candore assoluto della pietra leccese, sotto una città turrita con porte, forse una Betlemme trasportata a Lecce, con la sua Porta Napoli.

L’arte della cartapesta, che trionfò a Lecce fra Settecento e Ottocento, si è fatta tradizione resistente grazie ad artigiani-artisti che manipolano con sapienza la carta e le stoffe. Mentre a Grottaglie, il paese dei vasai in provincia di Taranto, nascono fantasiosi presepi moderni in terracotta. Poi sono stati i pupi di più vile gesso, infine persino in plastica a prendere il sopravvento, perché sono più economici, prodotti in serie. Oggi si vendono presepi moderni già belli e fatti nei negozi e nelle fiere di Natale, come la fiera di Santa Lucia che si tiene a Lecce in piazza Sant’Oronzo.

Così l’arte del presepe cerca di sopravvivere alla moda dilagante degli alberi nordici di Natale, venuti dall’America insieme con i Santa Claus, travestimenti un po’ clowneschi di San Nicola, il santo patrono di Bari. Oppure prova a conviverci, mettendo la grotta o la capanna con le loro statuine un po’ smarrite sotto le fronde di plastica e le palle colorate: quasi a ricordare con ostinazione un mondo di valori e di affetti di cui la natività si fa simbolo universale. Per questo, mentre soffiano nuovi venti di guerra e di crisi, è bello ancora immaginare un mondo sereno nella notte magica, mentre un Bambino viene a salvarci con la sua innocenza, scendendo dalle stelle.