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- FEBBRAIO 2018 -
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Storia e tradizioni popolari
Lucera
Nella sua fortezza le tracce indelebili della storia
La magnificenza di Federico II aveva consentito ai Saraceni di costruire moschee e case arabe. Gli Angiò le distrussero per edificare chiese e case provenzali.
Gioielli d’arte, come l’armadio che racchiude un prezioso altare barocco, nel Museo Diocesano, contribuiscono a rendere imperdibile una visita alla città
di Bianca Tragni
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Lucera (Foggia). L'anfiteatro romano. Foto Archivio Fotogramma

      Luceria Saracenorum” si chiamava nel Medioevo questa città, nelle cui mura s’insediarono gli Arabi che Federico II aveva deportato dalla Sicilia, dopo averli sconfitti. Infatti, il sovrano svevo, tornato dalla Germania dove era andato a riprendersi le terre dei suoi avi, aveva dovuto combattere contro tutti quelli che, durante la sua infanzia e la sua assenza, si erano impadroniti brutalmente del suo Regno nel Sud, primi fra tutti i Saraceni in Sicilia. Ma la loro non fu una “deportazione” né Lucera fu il loro lager, tutt’altro. Nella sua generosità, lungimiranza e magnificenza, Federico II dette ai Saraceni la possibilità di costruirsi una loro città autogovernata, con le moschee, con le manifatture pregiate in cui eccellevano (cuoio, tessuti, gioielli, armi), con le famiglie e gli harem, con la loro lingua e i loro abiti, tutto secondo i costumi della loro religione e cultura. E lui ci costruì in mezzo il suo favoloso palazzo, residenza prediletta in cui collocò anche il tesoro imperiale e la zecca. La gratitudine dei Saraceni per la libertà ricevuta fu tale che divennero la guardia del corpo più fedele a Federico II, anche oltre la morte. Infatti, essi resistettero agli Angioini, coloro che avevano abbattuto la potenza Sveva, per ancora trent’anni dopo la caduta di Manfredi. E gli Angiò, in segno di sfregio e distruzione di quella comunità saracena che per i cattolici del tempo era un “mostro”, distrussero le moschee e vi costruirono sopra le chiese, distrussero le case arabe e vi costruirono sopra le case dei provenzali (francesi come loro), distrussero il castello di Federico II e lo sostituirono con una fortezza, praticamente un muraglione immenso, pieno di torri, che racchiudeva lo spazio dell’antica Luceria Saracenorum. Oggi si può vedere questa fortezza angioina, con all’interno i resti del possente quadrato del palazzo federiciano, che domina dall’alto la città, con la grandiosità non solo delle mura e delle torri su un perimetro di ben 900 metri, ma anche del fossato, dello strapiombo e del fascino di tanta storia: una vista mozzafiato. A quei tempi non era così grande nemmeno Bologna!

      Poi Lucera ebbe l’impronta degli Angiò con la Cattedrale gotica, la chiesa di S. Francesco, quella di S. Bartolomeo e tante altre, con bei palazzi nobiliari e con uno sviluppo urbanistico ed economico notevole. Fra le sue istituzioni culturali è da segnalare il Museo Diocesano, allocato nel bellissimo Palazzo Vescovile d’impronta vanvitelliana, attualmente abitato dal suo pastore, mons. Domenico Cornacchia, uno dei vescovi più giovani d’Italia, prelato di grande letizia e attivismo, molto amato dal suo popolo, specialmente dai giovani. Uno dei tanti oggetti d’arte esposti è un armadio… a sorpresa: si apre e appare in tutto il suo fulgore un altare barocco che sembra una delle sette meraviglie del mondo: preziosità, arte, fede, rarità. Un gioiello assoluto, da vedere. E poi c’è la mostra del Padre Maestro San Francesco Antonio Fasani (1681-1742), il minore conventuale tanto dotto quanto caritatevole, che Giovanni Paolo II fece santo nel 1986. Importanti anche la Biblioteca “Ruggero Bonghi”, l’Archivio Salandra (due grandi statisti di questa terra), il Museo Civico “Giuseppe Fiorelli” che raccoglie i cimeli (tanti e bellissimi) della prima Lucera, quella romana. Infatti la grandezza di Lucera cominciò proprio quando la città dauna si alleò con Roma nelle Guerre Sannitiche e poi nelle Guerre Puniche. Roma la premiò per questa sua fedeltà, facendola Municipium della tribù Claudia, quella degli imperatori. Sotto Augusto assunse grande importanza, arricchendosi di molti monumenti di cui resta la più splendida testimonianza: l’Anfiteatro romano. È un’ellissi molto schiacciata di 131x100 metri; si ammira ancora in quasi tutta la sua interezza: due grandi portali, le gradinate, la cavea, l’arena, il podio. Tutto da vedere prima di congedarsi dalla splendida Lucera, con un pranzo raffinato in uno dei tanti ristoranti, magari quello ricavato dal dottor Trincucci, un cardiologo amante della storia e della buona cucina, nel suo palazzo avito. Vi sarà servita qualità e raffinatezza. Con contorno di storia…

 

DOVE: Lucera (FG)

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