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- FEBBRAIO 2018 -
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Storia e tradizioni popolari
Gli eroi pugliesi del Risorgimento Se ne parla in due libri freschi di stampa: I nostri eroi di Bianca Tragni e L’agente segreto di Cavour di Nico Perrone.
Nuova luce su eroi sconosciuti, antesignani di modernità, nell’opera di Tragni; mentre lo storico Perrone fornisce rivelazioni inedite su un noto personaggio dell’epoca: il tarantino Giuseppe Massari, segretario di Cavour
di Lino Patruno
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Lo storico incontro tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II, con il quale si concluse la spedizione dei Mille, avvenne il 26 ottobre del 1860 a Teano, in provincia di Caserta

       Il Risorgimento non lo fecero solo Garibaldi, Cavour, Vittorio Emanuele e Mazzini. Lo fecero anche protagonisti dei quali la storia raramente si è finora occupata. Tanto meno quando questi protagonisti sono di quel Sud passato come una conquista prima e come una vittima dei tradimenti del nuovo Stato dopo. Questo è perciò il principale merito dell’ultimo libro di Bianca Tragni, docente, preside di un liceo scientifico ad Altamura, studiosa e storica che solo la presunzione dell’Accademia potrebbe definire locale.
       Quali furono quindi “I nostri eroi”, i pugliesi che contribuirono a fare l’impresa? È appunto il titolo del libro (pp. 281, Adda ed., 20 euro), breve manuale che però non è affatto breve oltre che l’unico di tale ampiezza e di tale completezza mai pubblicato. E allora ecco sfilare quegli uomini “emarginati, svalutati, minimizzati, rimossi, dimenticati”, come li definisce con affetto complice la Tragni, che ci credettero anche al Sud, in Puglia. E che spesero tutta la loro vita per il sogno di un’Italia che volevano migliore di quella che vivevano. E naturalmente unita.
       Sono giuristi, filosofi, scienziati, poeti, ecclesiastici che nel ’700 fecero la loro patria meridionale grande di illuminismo prima ancora della Rivoluzione francese. Che rimasero antesignani di modernità anche nel periodo degli “alberi della libertà”. Che continuarono a combattere contro l’assolutismo nell’800 sfidando la forca e l’emarginazione o partendo patrioti profughi imbevuti di valori civili.
       Il libro è un campionario di sorprese per chi non sa di queste tre generazioni di meridionali. E si spera anche per quella storiografia “alta e paludata”, con “radici prevalentemente nordiste”, che secondo la Tragni li ha sempre considerati “minori”. Anche perché venivano da piccoli paesi allora come ora senza luci della ribalta. E che nonostante le sconfitte non si arresero e continuarono, di padre in figlio. E che forse dopo furono i primi a essere disillusi dal ruolo marginale che il Sud ebbe nella patria comune che avevano contribuito a costruire. Il che attribuisce ancora più valore a questo libro che con la sua nota forza polemica la Tragni definisce “umile e utile”.
       Ma ci fu anche un protagonista di sicuro meno umile e di sicuro non meno utile. Molte nostre piazze e vie sono intitolate a lui, Giuseppe Massari. Altrimenti conosciuto come “L’agente segreto di Cavour”, come lo definisce lo storico pugliese Nico Perrone in un libro con questo titolo (pp. 119, Palomar ed., 12 euro). Anzi forse conosciuto così ora che Perrone se ne è occupato, fedele al suo curriculum di docente di Storia moderna e di Storia americana all’Università di Bari. Ma soprattutto fedele alla sua fama di scopritore di fatti sconosciuti dei personaggi che hanno fatto la storia.
       La conferma dal sottotitolo del libro: “Il mistero del diario mutilato”, da non anticipare per non svelare appunto il mistero. Ma che attribuisce nuova misconosciuta luce anche a un personaggio sul quale le luci della ribalta risorgimentale si sono accese molto di più.
       Di famiglia barese, Massari nacque a Taranto, figlio di un ingegnere che firmò molti ponti e strade nel Regno delle Due Sicilie. Egli fu un patriota che, da condannato a morte dai Borbone, arrivò a diventare segretario di Cavour, e non è che questi non avesse di che scegliere. E al fianco di Cavour partecipò come consigliere agli incontri più importanti oltre che a delicate missioni segrete più piene di rischi che di certezze per l’unità d’Italia. Ma quel ruolo non poteva essere che suo, servendo, come dice Perrone, “una persona sola, cui si richiedeva intelligenza, capacità di relazioni talvolta in conflitto fra di loro”. E “sensibilità politica e umana, riservatezza assoluta, e tanta dedizione alla causa italiana”.
       Così il Massari di Perrone presiede, stavolta con tanto di statue e onori, quell’Olimpo di eroi dei quali parla la Tragni. Due autori benemeriti per il merito che finalmente la storia si deve decidere a riconoscere al Sud.