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- AGOSTO 2017 -
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Luoghi
Giovinazzo
Un castello sul mare
Il fascino di un paese carico di storia, affacciato sul mare.
La grazia del centro storico, la Cattedrale del XII secolo, il Palazzo Ducale, il Monastero delle Benedettine ed altre affascinanti testimonianze storiche pochi chilometri a nord di Bari
di Lino Patruno
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Giovinazzo (Bari). Porto. Foto di Nicola Amato

Giovinazzo sembra una miniatura di paese medievale sul mare e invece è proprio Giovinazzo. Tanto perfetto da apparire artefatto. Qui, un pugno di chilometri a nord di Bari, tutto è sospeso come se una campana di vetro avesse fermato il tempo. Fra le massicce mura di pietra viva, fra i camminamenti, i vicoli, le piazzette, i palazzotti, gli stemmi araldici e le chiese, fra i portali e le chianche, fra rampicanti e gerani.

Un piccolo sortilegio è questa Giovinazzo non asserragliata intorno a una cattedrale come di solito sono i paesi della campagna pugliese. E nemmeno arroccata dietro a una cattedrale sul mare come i paesi della costa. Seduta sulla roccia, Giovinazzo è invece come un castello sul mare. E, sotto, il porticciolo è come il suo fossato a difenderla dagli attacchi. Fra i soffici bagliori dei lampioni, fra il suono dei passi e il rimbalzare delle voci, fra squarci di luna occhieggiano le insegne in ferro battuto, civettano i locali, fanno tardi i giovani accarezzati di armonia. Fra la brezza del mare e il respiro dei secoli.

Il suo affaccio sul mare è una vertigine affascinante, soprattutto di sera quando è buio e tremolanti lampare punteggiano lontane. E che festa quando scendono i pescherecci con le reti guizzanti di lampi d’argento. E dondolano pigre le barche ai pontili quando svapora l’orgia di sole e di sensi delle giornate d’estate.

Ma fosse solo mare, non sarebbe Giovinazzo. La larghissima vociante piazza Vittorio Emanuele II a forma di trapezio coi giochi d’acqua della fontana dei Tritoni fa il verso alla piazza della Pace Celeste di Pechino. Protetta dall’imponente mole dell’antico convento dei Domenicani con la bianca facciata e il prezioso “Felice in cattedra” di Lorenzo Lotto. Poi il Palazzo del Capitano del Popolo e l’Arco Traiano con le quattro colonne miliari inserite.

E così comincia la sequela di chiese finché non si staglia, quasi improvvisa ma discreta, appunto, la Cattedrale del XII secolo, rassicurante come un faro. Un crogiolo di stili che la dice lunga sulle culture di Puglia, qui fra romanico e gusto arabo-siculo. Come i dipinti all’interno, con prevalenza bizantina in una regione che di quel mondo fu per secoli al centro.

Di fronte, il Palazzo Ducale di fine ’600, solenne e maestoso con l’ampia corte e la balconata che sfida l’orizzonte. E poi il viaggiatore deve solo procedere nell’aria inebriata di salsedine e fiancheggiare il palazzo duecentesco dello storico poeta e letterato Bisanzio Lupis prima di imbattersi nel monastero delle Benedettine e nella chiesa dello Spirito Santo. Finché, superando il Palazzo Griffi del ‘300, sfiorando la chiesetta di San Lorenzo del ’200 e proseguendo per la Corte De Ritiis, ecco lo stupendo Palazzo Saraceno che sprizza Rinascimento, il bugnato allo zoccolo, i portali catalani con stemmi e prorompenti finestre. Né minor meraviglia di fronte alla casa-torre Spinelli del 1100, con finestre bifore, l’alta torre e, lassù, l’ardimento di un giardino pensile con la perduta eco del controverso cronista del Regno di Napoli.

Ma prezioso come uno scrigno è tutto questo borgo. E passeggiando può capitare di incontrare messer Alfonso e sora Matilde prendere aria sotto un cielo carico di stelle. O scorgere nell’ombra le anime inquiete dei feudatari Gonzaga di Guastalla e Giudice di Genova scivolare frettolose e sparire dietro un angolo. O ascoltare la cantilena della preghiera del beato domenicano frate Nicola. O veder irrompere nel frastuono delle carrozze e dei cavalieri il gran cancelliere della regina Giovanna d’Angiò.

Tutto può capitare ancora oggi a Giovinazzo come capitò. Perché questo è: storia e vele di fantasia per chi sa vedere e ascoltare.

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