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- APRILE 2017 -
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Luoghi
Tra le rose di Villa Larocca
Viaggio nella bellezza a Bari
Il complesso, di proprietà dell’Università di Bari, oltre a costituire un polmone verde per la città e ad ospitare un centro culturale sede di istituzioni prestigiose consente di ammirare oltre 350 varietà di rose.
In maggio e giugno, periodo di maggiore fioritura, sono possibili visite guidate
di Vittorio Marzi
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Bari. Villa Larocca. Foto di Nicola Amato

Le prime notizie storiche sul sito, dove nel 1878 fu costruita Villa Maria (ora Larocca), come è indicato sulla facciata, sono riportate nell’opera di Emanuele Mola, Memorie dell’illustre città di Bari, capo di tutta la Puglia (1774), nella quale si fa riferimento alla “Contrada graziamone”, fuori dell’abitato della città. In questo luogo, leggermente in alto e salubre, le famiglie più facoltose di Bari possedevano le proprie ville.

Con il passaggio della proprietà all’Università di Bari, Villa Larocca ha mantenuto il nome della vecchia proprietà, per un sentito riconoscimento nei riguardi della famiglia che in occasione del rilascio volle donare all’Università due pregevoli dipinti.

Villa Larocca è stata realizzata secondo uno stile architettonico del centro Europa, differente dalla tradizionale casa di campagna pugliese. Il prospetto è di stile neoclassico, mitteleuropeo, con loggiato d’ingresso e con torrino belvedere impostato su colonne doriche, da dove, nel passato, si godeva di un’ampia vista della campagna circostante fino al mare. La villa è a due piani e presenta un impianto articolato e asimmetrico.

Nella parte anteriore la villa si affaccia su un ampio parco di poco meno di un ettaro, fitto di alberi ad alto fusto; la parte posteriore, nel passato, era destinata a orto familiare. L’impostazione del parco è tipica del periodo ottocentesco, con la presenza di pini d’Aleppo, lecci, palme e falsi-pepe, mentre si è persa buona parte dell’antica vegetazione arbustiva, della quale è rimasta qualche traccia di rose rampicanti, glicini e ligustri. Sono presenti elementi ornamentali, una fontana monumentale, un maestoso colonnato ad emiciclo, un residuo di pollaio e piccoli angoli suggestivi.

Con la piena disponibilità della villa, durante il rettorato del prof. Ernesto Quagliariello, fu affrontato il problema del recupero del fabbricato e della manutenzione dell’intero parco.

Inserita nel campus universitario, Villa Larocca si presta molto bene per seminari di studio e riunioni di piccoli gruppi di lavoro. Uno dei due saloni al piano terra, della capienza di circa 60 persone, è stato destinato agli incontri culturali, l’altro a biblioteca dell’Accademia Pugliese delle Scienze. Nel piano superiore hanno sede gli uffici di diverse istituzioni culturali, tra le quali la sezione Sud-Est dell’Accademia dei Georgofili.

Nel corso di questi anni particolare attenzione è stata rivolta al restauro del parco, dopo un lungo periodo di abbandono. In una prima fase si provvide al rifacimento delle vecchie opere, ricostruzione di un’ampia rotonda soprelevata, restauro di una grande fontana, realizzazione di un percorso di fontanine lungo i viali e di un’ampia voliera in sostituzione del vecchio pollaio, sistemazione viaria con la creazione di sentieri, trasformazione del vecchio garage in un giardino d’inverno.

Il recupero del parco della Villa Larocca, inoltre, si inseriva in un vasto programma che l’Università di Bari stava realizzando per la sistemazione a verde del campus di via Amendola, dove nel frattempo si incrementava la presenza di facoltà scientifiche. Il campus, opportunamente sistemato con la creazione di spazi verdi collegabili tra di loro, con i parchi delle due antiche ville esistenti nell’area e con l’Orto Botanico della Facoltà di Scienze, è divenuto un prezioso e grande polmone verde nella città di Bari, che interessa tutta l’area compresa tra le vie Amendola, Ulpiani, Re David e Omodeo.

Ufficialmente Villa Larocca fu aperta nel 1997. In occasione della cerimonia inaugurale, il 14 giugno, il Magnifico Rettore, prof. Aldo Cossu, annunciò ufficialmente che “…Villa Maria è stata ristabilita nei suoi caratteri architettonici ottocenteschi e, per deliberato del consiglio di amministrazione dell’Università, sarà al più presto sede di associazioni e di centri di particolare prestigio scientifico”.

In tutti questi anni, nella villa è stato realizzato un intenso programma di attività, con giornate di studio, corsi di formazione professionale e manifestazioni varie di istituzioni culturali.

Nello spirito della fattiva collaborazione con l’Accademia Pugliese delle Scienze e la Sezione Sud-Est dell’Accademia dei Georgofili fu deciso di realizzare una collezione di varietà di rose, con l’auspicio di costituire nella città di Bari un museo vivente della rosa e relativa raccolta di documentazione bibliografica.

Molte città del mondo ospitano roseti, dove sono raccolte migliaia di varietà ottenute nel tempo dagli ibridatori. Nessun altro fiore, come la rosa, ha una storia così antica, che risale ai primordi della civiltà e sfuma nelle mitiche leggende del mondo ellenico. La rosa ha un suo fascino particolare, che la distingue dagli altri fiori. È il simbolo della bellezza, ma anche della fugacità della vita. Nello stesso giorno in cui fiorisce, mostrando la sua splendida bellezza, sfiorisce e languisce. “Nascendo senescit”, idea inesorabile del fluire del tempo “espace d’un matin”. Nel suo lungo percorso storico, è il fiore universalmente preferito.

Attualmente, la collezione è costituita da circa 350 varietà di rose dalle molteplici caratteristiche del fiore, per grandezza, forma, numero e colore dei petali – dal bianco puro, al giallo, al rosa, al rosso intenso, all’azzurro – e portamento della pianta a cespuglio, rampicante, strisciante, rifiorenti a fiori singoli o a mazzi per fiori recisi o per la formazione di siepi e aiuole; molte dal profumo di fragranze diverse. Al patrimonio di varietà del mondo antico, che già testimoniano l’interesse per questo fiore, le maggiori acquisizioni si conseguono per merito delle esplorazioni botaniche, che specialmente tra Settecento e Ottocento favorirono l’acquisizione di un cospicuo patrimonio genetico, utilizzato per ottenere nuovi ibridi. Prima che le specie a lunga fioritura arrivassero dalla Cina, gli ibridatori europei avevano poco materiale su cui lavorare. Si conosceva una sola varietà rifiorente, la “Rosa Damascena bifera” o “Quatre saison”. Con l’introduzione della “Rosa chinensis semperflorens” venne trasferito alle varietà europee il carattere della rifiorenza. Le prime varietà cinesi, aventi profumo di tè contraddistinte dalla eleganza dei boccioli e dei fiori aperti, dalle delicate tinte pastello e dai peduncoli flessuosi, vennero ampiamente utilizzate nei programmi di ibridazioni. Importante è stato l’impiego del tipo “centifolia” per l’elevato numero di petali, con corolle pesanti e la fragranza intensa e inebriante, come in “Fantin Latour”. Le varietà del gruppo “damascena” si distinguono per l’intensa fragranza del profumo definito di “rosa antico”, come nell’affascinante “Celsiana”. A partire dagli anni Sessanta del secolo scorso compaiono sul mercato rose completamente nuove, le “Rose Inglesi” di David Austin, ottenute da una serie di ibridazioni tra rose antiche e moderne, affermatesi in tutto il mondo per la bellezza del fiore, le incantevoli sfumature dei colori, la ricchezza dei profumi, come la “Sharima Asma”, ineguagliabile per la raffinata e dolce bellezza dei petali di un tenero rosa e dalla fragranza deliziosa.

Il giardino delle rose è aperto al pubblico e nel periodo di maggiore fioritura, in maggio-giugno, si organizzano visite guidate, seminari, giornate di studio sulle tematiche del miglioramento della qualità della vita nei centri urbani, con la finalità di stimolare l’educazione e la cultura per la presenza di spazi verdi nelle città e l’amore per l’arte del giardinaggio.

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