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- GIUGNO 2017 -
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Luoghi
Il Parco delle Cave, a Lecce Grazie alla sezione locale del WWF, a un gruppo di professionisti volontari e alla disponibilità dei proprietari è stato completato un intervento di pulitura e ridefinizione che ha restituito a Lecce la sua “foresta urbana”.
Il Parco, che offre impensabili emozioni culturali e naturalistiche, è visitabile per gruppi, su prenotazione
di Ettore Bambi
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Lecce, Parco delle Cave. Foto di Andrea Laudisa

Un pezzo di storia imprevista si insinua nella città, sovverte i luoghi… comuni e reinterpreta di colpo fiumi di parole, quelle del “patto civico” fra ambienti antropizzati e campagna.

Succede a Lecce, una città meno bella di quello che potrebbe, le classifiche avranno pure un valore e la collocano molto indietro, nonostante i milioni di turisti ogni anno.

La chiave per recuperare posizioni è essere se stessi: dove vince la storia, si esaltano anche i centri urbani. L’identità passa dalle case della gente semplice, rivive nelle tradizioni poco commerciali, spazia dall’arte di fare la pasta in casa a quella di maneggiare la terracotta, è il design thinking che avviluppa lo storytelling, non è un gioco di parole, ma è il racconto di perché oggi siamo così.

Dicono che Matera abbia vinto il titolo di capitale europea perché i Commissari sono entrati nei Sassi abitati – ancora pochi, in verità – e si sono commossi ad attendere religiosamente l’uscita del pane dai forni di pietra. Nell’attesa, hanno compreso che quella candidatura aveva un suo perché. Chissà, se a Lecce avessero potuto visitare il Parco delle cave, magari avrebbero intuito un’altra città, diversa dalle cervellotiche invenzioni lessicali, con dentro il nulla, che ne determinarono la sconfitta.

Per intenderci: il Parco delle Cave è un incidente della storia. Un incidente fortunato. Pensare che per decenni i leccesi ci passavano accanto, o sopra, e ignoravano cosa fosse. Si sapeva che lì c’erano tanti ettari (dieci?) di cave che una volta erano estrattive, eppure non si distinguevano più, sommerse da vegetazioni coprenti ed impenetrabili, ma anche da rifiuti, materiali di risulta di case – poche, per fortuna – che non sono andate per il sottile.

In quegli anni Cinquanta – quelli che, almeno in Italia, si erano ripromessi di ridurre la storia urbana a brandelli – il ricordo delle Cave era stato rimosso. Ma la storia decide di prendersi le sue rivincite. Capita allora che in un progetto di rigenerazione urbana (beati i luoghi che non hanno bisogno di rigenerazione poiché vuol dire che non sono stati violentati) un gruppo di professionisti, ricercatori, volontari incoraggiati dal WWF, decida di osservare con una diversa visione l’agglomerato aggrovigliato; inizia a studiarlo, ne evidenzia le caratteristiche, le strutture e le insospettabili architetture, dunque le problematiche, le diversità, le biodiversità. Il gruppo, che ha avuto la disponibilità delle Cave dai proprietari privati, per fortuna assai sensibili, parte dal presupposto che è la terra la risorsa prioritaria di un territorio, e nella sua analisi combina contenuti tecnici (studio del terreno e dei processi di lavorazione vecchi e nuovi della terra, scoperta di un sistema moderno a dir poco di orti urbani che erano la fonte di sussistenza per tanti leccesi degli anni Trenta e Quaranta), contenuti eco-sostenibili (osservazione di specie arboree centenarie, loro reazioni all’azione dei venti e alla commistione originale con la pietra, felice incontro con fauna ed avifauna superstiti), contenuti storico-culturali (radici della memoria di una città del Sud che ha vissuto per secoli dei prodotti della campagna e oggi riscopre di possedere una foresta urbana).

Il risultato dello studio e di un primo, appassionato intervento di pulitura e ridefinizione dell’ecosistema è emerso – è il caso di dire – a fine dello scorso 2015, quando la sezione locale del WWF e il suo leader storico Vittorio De Vitis hanno potuto riaprire alla popolazione un primo, significativo “passaggio” in una foresta che non appena terminati gli scalini d’accesso rapisce in un groviglio visivo e sensoriale di emozioni culturali e naturalistiche: a dimenticare d’essere a Lecce potremmo immaginarci nel Pollino o nella Sila, prima che i residui dei muretti a secco degli orti originali ci rimandino nel Salento, ma basta distrarsi un momento e fra i sentieri rimessi in sesto dai volontari si aprono squarci d’Amazzonia, vedere per credere, ma guarda cosa combinano i semi trascinati dal vento e dagli uccelli e madre natura.

Ora il Parco è visibile e visitabile (per la parte rimessa in vita, ma c’è tanto altro da fare…) ma per gruppi programmati, e chissà, un domani anche pochi e selezionati pic-nic a base di filiera corta; il suo “Sentiero natura”, che si insinua fra i muretti e la vegetazione, ha impatto zero e tocca i punti paesaggistico-naturalistici e geomorfologici più rappresentativi, raccorda le diverse quote altimetriche, ma quel che più conta è la riappropriazione del proprio passato, l’insegnamento di come funziona il patto civico città-campagna, la trasmissione agli studenti delle scuole di regole antiche di resilienza – con le quali si rieduchi alla coltivazione di orti che possono fornire cibo a sufficienza, hanno un bassissimo impatto ambientale e consentono di mantenere le biodiversità locali.

Ma il futuro delle Cave riscoperte dal WWF è multi stimolante: potranno essere sede di workshop informativi europei sul tema dei metodi di coltivazione e tutela, sulle nuove forme di riqualificazione urbana attraverso l’agricoltura, sul cibo, sulle nuove tecnologie digitali che raccontano i territori, e potranno ospitare eventi artistici outdoor in una cornice unica, si pensi a performance di narrazione visiva, letteraria, coreutica, musicale.

Non sappiamo cosa ne pensa Alvaro Siza. Il “guru” dei professionisti della riqualificazione urbana sta dirigendo i lavori – a poche decine di metri – dell’altra grande opera di rimessa in senso della parte nord delle Cave; per diversi milioni di euro, servirà a dar vita a un Parco pubblico e ad offrire alla stazione ferroviaria di Lecce un’uscita alternativa. Un’opera utile, certamente. Che trasformerà un pezzo di città.

Alle Cave di via San Cesario, invece, la città verrà riscoperta. Sta qui la differenza.

DOVE: Lecce

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