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Carlantino, piccola e preziosa Al confine settentrionale della Puglia, nel Subappennino dauno, sorge la piccola cittadina che si affaccia sul bacino di Occhito.
Ricca di testimonianze storiche e archeologiche conserva antiche tradizioni legate al rito della transumanza
di Giuseppe Massari
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Carlantino (Foggia)

Ci sono piccole gemme, in Puglia, fuori dai circuiti turistici più noti e battuti. Una di queste è Carlantino, una cittadina di circa mille abitanti che sorge all’estremo limite settentrionale della Puglia, nel Subappennino dauno, da cui è possibile ammirare l’invaso della diga di Occhito, il Tavoliere, il Gargano, le Isole Tremiti, il maestoso e roccioso complesso del Gran Sasso d’Italia e le vette della Maiella in Abruzzo, le Mainarde e il Matese in Molise e i monti dell’Appennino beneventano in Campania.

Il primo nucleo abitativo del paese attuale risale all’epoca bizantina e corrisponde all’abitato di San Giovanni Maggiore, ubicato sull’acrocoro dell’omonimo monte, a nord dell’attuale centro urbano. Poi, nella seconda metà del 500, Carlo Gambacorta, unico figlio di Giampaolo Gambacorta e Costanza Tuttavilla, decise di costruire un nuovo insediamento a breve distanza da quello vecchio. Esso assumerà, in suo onore, il nome di Carlentino che, dalla seconda metà del XVIII, diventerà Carlantino. L’idea di far nascere un nuovo borgo da parte di colui che, nel frattempo, era diventato Governatore della Capitanata e del Molise, obbediva a una duplice esigenza: aumentare il numero dei vassalli e proteggere quelli che già lavoravano per lui.

I ritrovamenti portati alla luce in loco, la doppia cinta muraria e la presenza di una rocca con fornace per la lavorazione del ferro presuppongono una postazione romana di notevole rilievo. Si comprende, dunque, come questo casale, rimasto sempre piccolo, sia particolarmente orgoglioso del suo passato e abbia voluto conservare gelosamente il prezioso patrimonio archeologico suo e del territorio comunale circostante: un patrimonio d’indiscusso valore nazionale che oggi è possibile ammirare nel Museo archeologico comunale, gestito dalla locale sezione dell’Archeoclub, grazie al lavoro del dott. Francesco Paolo Maulucci (della Sovrintendenza archeologica di Foggia), che ha catalogato tutti i reperti raccolti sul Monte San Giovanni e sull’intero agro circostante. Nato da 10 anni, il museo, composto di tre sale, conserva oggetti del neolitico, dell’età del ferro e del bronzo, del medioevo, ma soprattutto dell’età romana: vasi, tegami, brocche, pettini in osso, urne cinerarie, unguentari per profumi, una grande quantità di proiettili romani e poi fibbie di bronzo dorate sia bizantine che longobarde. Spiccano, per importanza, alcuni rarissimi stemmi araldici di età normanna.

Una meta interessante, questo suggestivo borgo, da godersi tanto nella quiete di tutti i giorni, quanto nel frastuono della originale festa che ogni anno, a fine maggio, si dedica alla “Madonna della ricotta”. La ricorrenza – che unisce tre regioni (Puglia, Molise e Abruzzo) – si svolge nel segno e nel ricordo della grande tradizione culturale della transumanza e celebra la Vergine che vegliava sul cammino di uomini e animali alla ricerca di buoni pascoli. A Carlantino, infatti, un tempo giungevano pastori provenienti dalle regioni circostanti per far pascolare le loro pecore su Monte San Giovanni. Questi, come segno di ringraziamento e devozione, prima di salutare la generosa e ospitale terra di Puglia che aveva consentito loro di nutrire il gregge senza pagare i signori locali, proprietari di quelle terre, rendevano omaggio alla Madonna lasciando in offerta un po’ di latte, formaggio e ricotta prodotti durante il loro breve soggiorno.

 

DOVE: Carlantino (FG)

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