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Luoghi
Taranto
Il fascino della storia
Splendida pòlis greca fu una delle capitali del mondo antico.
Nonostante le industrie inquinanti e i tanti problemi è un concentrato di bellezze: dal magnifico Museo archeologico al Castello Aragonese, dalle antiche chiese alla moderna Cattedrale di Gio Ponti
di Giuseppe Mazzarino
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Taranto. Il Castello Aragonese. Foto Archivio Fotogramma

Taras-Tarentum-Taranto, 28 secoli di storia, più una lunga preistoria, attestata dal neolitico, ricco di villaggi disposti a corona intorno al suo Mar Piccolo e al Mar Grande, quello che poi si diluisce nel Golfo di Taranto... Una città oggi nota alle cronache, purtroppo, più per morti bianche & lavoro nero, dissesto & diossina, e per un paradossale incrocio fra elevatissima disoccupazione ed altissima concentrazione di industrie inquinanti che per la sua lunga storia e le sue bellezze, che purtuttavia esistono, e sono non da poco.

Taranto: perché venirci, allora, sfidando la persistente chiusura dell’aeroporto, che pure ha piste fra le più lunghe e sicure d’Europa, i barbarici tagli di Trenitalia ai collegamenti ferroviari e l’autostrada A14 Bologna-Taranto che si ferma al casello di Massafra, da cui poi c’è da percorrere una strada di 20 Km stretta e funestata da attraversamenti insensati e frequenti?

Per i suoi paesaggi, intanto, dall’esteso Lungomare, coi suoi celeberrimi tramonti. Per le testimonianze del suo antico splendore, racchiuse nel MArTa, il Museo nazionale archeologico (ingresso da via Crispi, nel Borgo umbertino, la parte più “vecchia” della Città Nuova), insieme con preziose e suggestive vestigia dell’intera Puglia: dai celeberrimi ori ai vasi, alle monete, ai corredi funerari anche miniaturistici, ai grandi mosaici di età romana fino a quell’unicum (ancora non esposto) che è il sarcofago dell’Atleta, unica deposizione integra di un atleta dell’intero mondo greco, con lo scheletro del giovane campione e col corredo di quattro anfore panatenaiche (una andata in frantumi già nell’antichità), eccezionale documentazione di vittorie nelle Grandi Panatenee. Per il Castello Aragonese (nessuno usa o conosce la sua intitolazione, che sarebbe Castel Sant’Angelo), che domina la cerniera fra la Città Vecchia e la Città Nuova, separate da un canale navigabile fatto scavare dagli Aragonesi ed ampliato dai Savoia, e sormontato dal ponte girevole; splendido maniero rinascimentale che la Marina Militare ha aperto al pubblico da quasi un decennio e che, tra scavi, restauri e ricerche documentali, si sta rivelando sempre più un tridimensionale libro di pietra che racchiude la storia, non solo militare architettonica od urbanistica, di Taranto dalla frequentazione micenea alla colonizzazione spartana alla conquista romana, e via via, attraverso il dominio bizantino, normanno, svevo, angioino, aragonese, alle occupazioni francesi dell’Ottocento (XIX secolo, non IX...), all’Unità d’Italia, alle due guerre mondiali... e su piazza Castello, dinanzi al fortilizio, accanto al Municipio, si stagliano anche le due superstiti colonne di un severo, imponente tempio dorico (VI secolo a.C.), ultima traccia ancora in piedi della splendida pòlis greca adorna di statue colossali e di edifici monumentali che fu una delle capitali del mondo antico.

E ancora, per la basilica cattedrale di San Cataldo, che, per quanto pesantemente rimaneggiata, è stata la prima cattedrale romanica, con la suggestiva cripta, i suoi colonnati di spoglio, il sontuoso “cappellone” barocco, o la chiesa di San Domenico, elegante e severa, che documenta con gli imponenti resti monumentali di un tempio greco parzialmente visibili nel suo chiostro la persistenza dei luoghi del sacro nel trapasso fra paganesimo e cristianesimo... o, con una salto quasi millenario, per uno dei più insigni monumenti d’arte sacra contemporanea, la concattedrale della Gran Madre di Dio, ultima grande realizzazione di uno dei maestri del Novecento (XX secolo, non X...), Gio Ponti, voluta dall’arcivescovo Motolese sull’allora confine della Città Nuova, su viale Magna Grecia, con una grande vela traforata, in luogo della cupola, che doveva rispecchiarsi su vasche d’acqua digradanti, amplificazione e prolungamento del sagrato...

DOVE: Taranto

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