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- AGOSTO 2017 -
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Luoghi
Peschici, “terrazza meravigliosa” È una delle perle del Gargano. Bella da far girare la testa, tra case basse di calce, cupole da paesaggio arabo e un mare incantevole.
Un luogo ideale per cercare un tempo lento e perduto…
di Lino Patruno
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Un'incantevole vista di Peschici (Foggia). Foto Archivio Fotogramma

Poi alzi gli occhi al cielo e vedi Peschici. Lassù, ardita come una nuvola, più che un paese Peschici è una “terrazza meravigliosa” aggrappata a una rupe bianca battuta dalla risacca. E il mare nella grande conca è a volte tenero come una carezza, a volte rabbioso come uno schiaffo. Ed estenuanti scalinate salgono verso quel pugno di case, e nessuno che le immagini come le scopre.

Già uno ci arriva col cuore in gola. E cautela ci vuole ancor più di fronte alla bellezza che fa girar la testa quando, superato il bastione che affianca la porta d’ingresso al centro storico, infine è il presepe. Sfilata di basse case di calce. E cupole d’argento da paesaggio arabo. Negozietti, vicoli, archi, chianche, vecchi portoni. E un tenero trionfo di gerani e garofani ai balconcini nell’aria che sa di pulito.

Ma l’aria sa anche d’altro. Solo qui si può continuare ad annusare profumo di forno a legna, la stessa dei camini al freddo. Profumo di pane benedetto. Ma anche di terra e mare della cucina pugliese ricca della sua povertà, la dieta mediterranea che salverà il mondo. Finché è subito sera e allora Peschici è, per i reduci dell’orgia di sole, la vacanza sognata da chiunque cerchi un senso ai suoi giorni.

Voci, e luci, e suoni e volti dorati come solo il Gargano può. E uno di quei cieli carichi di bontà in Puglia dopo la nevicata di luce del giorno. E vorresti che la notte non finisse mai in questo borgo fatto apposta per cercare un tempo lontano, quando la vita era tutta un grande cortile, una civiltà del vicinato in cui non eri mai solo. E la gente buona si raccoglieva con le sedie all’aperto a chiacchierare da una parte all’altra, a farsi accarezzare dalla leggera brezza che saliva da laggiù, dal mare serale luccicante di riflessi quanto cupo di mistero.

Non ci fossero state le mura medievali a rinserrarla e proteggerla, quanti predoni avrebbero fatto loro questo miracolo. A cominciare dai soliti Saraceni nei secoli del “Mamma li turchi”. Fu a cavallo del 900 che Peschici diventò la roccaforte che è, quando qui s’insediò un gruppo di soldati schiavoni e dalmati per tenere appunto alla larga la minaccia delle scimitarre e delle prue all’orizzonte. E quanto sia slava lo dice il suo nome stesso, dalle parole “pesek” e “cist” (sabbia pura).

Incessante era il via vai da una parte all’altra dell’Adriatico, e lo scambio di parlate, costumi, merci, lingue. Poi Peschici fu possedimento della potente abbazia benedettina di Santa Maria delle isole Tremiti, quando gioco forza le abbazie erano più fortezze che chiese, e i monaci più guerrieri che monaci: e si capisce, con tanti malintenzionati in giro per i mari. Così Santa Maria di Kàlena poco fuori l’abitato ebbe la consueta vita tribolata fra Bizantini e Longobardi sempre a menarsele, alla faccia dell’aria di contemplazione.

Ma il misticismo era ed è a Peschici nella natura benedetta da Dio. Nell’aria che il viandante oggi respira, almeno finché anche Peschici non pagherà il suo prezzo al turismo di massa, alla perdita di se stessa. Almeno finché si potrà ancora naufragare nel giardino mediterraneo dove sopravvive il brivido del perduto, la sosta prima di tornare agli affanni, il come eravamo fra nostalgia e nulla.

DOVE: Peschici (FG)

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