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- AGOSTO 2017 -
HOME - Puglia - Luoghi - Marittima La magia di un luogo dove il tempo si è fermato
Luoghi
Marittima
La magia di un luogo dove il tempo si è fermato
Il cuore del paese è la piazza, dove nella bella stagione si gioca a “tresette” e si conversa.
Verso il mare, l’incantevole insenatura dell’Acquaviva
di Vito Spada
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L'effigie di San Vitale, patrono di Marittima, sul tetto dell'omonima chiesa. Foto di Giuseppe Bagordo

      La luce. Questa è la prima impressione del viaggiatore che inizia la sua scoperta della penisola salentina. Una luce forte, bianca, accecante, tagliente come una lama che satura i colori con contorni netti, definiti. Qui la luce governa il mondo, lo condiziona, lo costringe ai suoi ineluttabili voleri senza pietà, e senza mezze misure per l’esaltazione delle sue forme e degli orizzonti che si aprono con il loro selvaggio candore alla vista incontenibile del tutto. Per secoli il ritmo della luce ha condizionato la vita delle sue genti, ha scavato i suoi volti con vistose rughe e dettato la condizione della vita insieme alla esaltazione della sua bellezza che dilaga incontenibile in ogni dove. A volte sembra che la civiltà moderna sia persino estranea ad un mondo abituato ai ritmi naturali e imperituri della luce e del buio, che qui fanno la differenza. L’esclusione del territorio dai maggiori eventi della storia moderna ha infatti enfatizzato le sue intrinseche qualità rispetto ad altre aree. Bisognerebbe andare indietro nel tempo, alle “Terre di Otranto” per cercare i riferimenti di un passato antico e nobile che si è poi dissolto con il passare dei secoli. Ed è per questo che il miglior modo di visitare il Salento, è quello di esplorare la sua provincia, le terre ed i paesi della sua comunità che più gelosamente conservano i ricordi di quel passato lontano e contadino che stride con la vita delle città e dei suoi nuovi idoli. Solo la frequentazione degli innumerevoli paesi salentini, con le loro piazze, con i vicoli ombrosi che rimandano ad antiche consuetudini sociali, con le campagne assolate e a volte brulle che raccontano delle terribili difficoltà del vivere quotidiano, degli immensi sforzi per il governo delle colture e per l’onnipresente scarsità di risorse idriche, può aiutare a comprendere la qualità delle sue genti e l’importanza del territorio. Così come la luce esalta i colori e ravviva la sensibilità per il mondo reale, allo stesso modo la civiltà contadina, lontana dalle pressioni cittadine, produce nel visitatore curioso la sensazione di una piacevole diversità.

      Questa è l’iniziale percezione che si avverte subito arrivando a Marittima, un piccolo paese a sud di Otranto, in provincia di Lecce. Ho sempre pensato che possedesse solo due strade: quella in entrata e quella in uscita. Certo non mancano i vicoli e le stradine che collegano le case rigorosamente singole dei suoi abitanti. Ma, di fatto, Marittima è racchiusa in quelle due strade. Quella dell’ingresso principale, nonostante la sua unidirezionalità, ha tre nomi diversi, in omaggio alla innata complessità italiana. È in via Benvenuto Cellini che si trova comunque il cuore del paese. Qui potrete trovare i due caffè cittadini, la farmacia, i vigili urbani, l’edicola, la chiesa di San Vitale e la Torre di Alfonso voluta da Carlo V per la difesa del territorio dalle incursioni dei Turchi. Ed è qui, nello spazio di cento metri, che tutta Marittima vive. In estate i tavolini dei caffè, specialmente nel tardo pomeriggio o la sera, sono praticamente l’equivalente del circolo cittadino con continue sfide al gioco a carte del “tresette”, un antico e nobile gioco meridionale in via di estinzione. È qui che potrete assistere ai dibattiti tipicamente italiani della piazza, dove gli argomenti di cronaca locale o le vicende dei suoi concittadini sono largamente discusse e commentate con dovizia di particolari veri o presunti. L’atmosfera “paesana” è immediatamente percepibile fra i visitatori che cercano di decifrare i gesti e i suoni di un dialetto a loro incomprensibile.

      È al Santuario della Madonna di Costantinopoli, compatrona del Paese, dove passa il quarantesimo parallelo, che si avverte la fusione del tempo. La chiesa, con l’annesso Convento costruito nel 1610, oggi diventato un ricercato bed and breakfast gestito da inglesi, è dirimpettaia del cimitero e del monumento di Marittima ai suoi caduti. La pace che si respira nel posto sigilla la continuità temporale fra il caduco e l’eterno, fra il mondano e lo spirituale, fra il silenzio e il fugace rumore umano che cerca vanamente di nascondere l’ineluttabile.

      Procedendo verso il mare, la visita all’Acquaviva è una delle più emozionanti. Fra piante di corbezzoli, mirto, lentisco, rovi, fichi e prugnoli, la strada che conduce all’insenatura è invitante. Si scende lentamente e continuamente dalla collina di Marittima per il suo litorale con una breve passeggiata che, attraverso la pineta e il bosco, conduce ad una delle più belle insenature del Salento. Scavata fra i tornanti di un antico ruscello, racchiusa da una vegetazione sempreverde di piante mediterranee, con una gentile brezza che spira fra le pareti scoscese della discesa a mare, la piccola spiaggia dell’Acquaviva si concede al visitatore in tutta la sua bellezza. Le alti pareti della costa impregnate di lentisco e rovo fanno da cornice ad un’acqua cristallina e pura che invita all’incontro. Più avanti, verso est, l’azzurro del mare si apre a dismisura nella luce del mattino che scolpisce la costa e rassicura sulla sua condizione essenziale ed eterna.

DOVE: Marittima (LE)

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