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- NOVEMBRE 2017 -
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Luoghi
Isole Tremiti
Un abbaglio della natura
Le isole dell’antica “terra felice”, con le loro alte scogliere bianche e il mare di una trasparenza irreale, si trovano in una riserva marina che dovrebbe proteggerle. Ma i pericoli sono sempre in agguato.
Lucio Dalla le aveva scelte per il suo buen retiro e qui compose alcune delle sue canzoni più belle
di Lino Patruno
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Isole Tremiti (Foggia). San Domino. Foto Archivio Fotogramma

      Se una notte un viaggiatore ci arriva e sente un lamento come uno strazio, non si allarmi. Quel lamento ci ricorda una favola mai così triste e gentile. Sono le Diomedee, gli uomini del mitico Diomede trasformati in uccelli per piangerlo e piangerlo e ricordarlo in eterno quando l’eroe greco morì “muovendo a commozione il cielo e la terra”. È una delle magie delle Tremiti, le isole su cui, reduce dalla guerra di Troia, Diomede approdò stremato. E quando chiese agli dèi di dar loro un nome, gli dèi gli risposero di chiamarle “Terra felice”.

      E che terra felice siano, un abbaglio della natura, non ci vuol molto a capirlo. Biglietto da visita di un Gargano dalla bellezza stremante. Correvano centinaia di milioni di anni fa quando un cataclisma spezzò la lingua di terra fino all’attuale costa balcanica e lasciò lì, al centro di un mare come pochi altri, quelle briciole di meraviglia che sono le Tremiti. Ma anche un’arca di Noè di specie animali e vegetali uniche, salvate come naufraghe in quella notte dei tempi e arrivate fino a noi.

      Per questo le Tremiti sono, come il Gargano, la perduta alba del mondo. Come un Tibet del Mediterraneo: c’è sempre una spiaggia isolata, una pietrosa caverna, un bosco incantato, un raggio di luce ad aspettarti nell’abbraccio del verde e delle acque. Come appunto i leggendari reduci omerici alla Diomede, lacerati dalla malinconia del nostos, il ritorno a casa dopo l’epopea di Troia e in fondo il ritorno a se stessi in una errabonda deriva.

      Poi sono arrivati e arrivano i pellegrini moderni alla ricerca di risposte ai loro perché in quello scenario da grande madre. Così, quando lo struggente Lucio Dalla cantava Com’è profondo il mare, cantava le Tremiti dove aveva stabilito il suo buen retiro. Isole “del terrestre paradiso”, come senza troppa enfasi le definivano le cronache medievali. E mare “luccicante di tenerezza” come un abbraccio, piantonato da scogli che emergono improvvisi dalle acque come divinità.

      La Tremiti sono San Nicola, San Domino, Capraia, Pianosa, La Vecchia, Cretaccio: tre isole e alcuni scogli disseminati in una riserva marina per proteggerle dalla mano di chi non vuole e non può capire. È recente la polemica sulla decisione di un commissario prefettizio di vendere alcuni frammenti di questo ultimo sortilegio per fare cassa e magari rischiare le colate di cemento dell’affamata industria turistica. Ed è di questi stessi mesi la polemica per i progetti dell’industria petrolifera di piantare piattaforme per l’estrazione in questo equilibrio magico da non toccare neanche con un dito. Sono pericoli per ora scampati, ma mani empie sono sempre in agguato.

      Le Tremiti, tra i profumi della macchia mediterranea e i pini d’Aleppo, sono tutte una fuga di grotte marine, grotte santuario nelle quali si andava a pregare, rifugio dei pescatori, altari di culti marinareschi ed esorcismi. E l’incedere mozzafiato e “bizzarro, da danza zingaresca” di alte scogliere di bianco spuma e di lingue di sabbia su cui scivola un mare di una trasparenza irreale. Con fondali paradiso dei subacquei, un caleidoscopio di colori, variopinti tappeti dal giallo al rosa, dal rosso al viola. E specie ittiche ormai introvabili altrove.

      Così le Tremiti sono un brivido della stagione dei sensi, quando andiamo al mare alla ricerca di un tocco d’amore. E sono ultima spiritualità nell’antica dolcezza della natura. Ovvio che dovremmo difenderle per difendere noi stessi, come se difendessimo l’ultima innocenza che ci resta.

DOVE: Isole Tremiti (FG)

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