
L’incantevole “città bianca” Arroccata su una collina che guarda l’Adriatico ha un centro storico imperdibile con case bianche, palazzi nobiliari, ringhiere barocche, chiese e negozietti, bar, ristorantini…
Storia, preistoria e folclore all’ombra della statua di Sant’Oronzo, protettore della città di Lino Patruno
Ostuni (Brindisi). Foto Archivio Fotogramma
A costo di rischiare la scomunica nella terra dei campanili, Ostuni è il centro storico più bello di Puglia. Bello da stordire. Se una notte un viaggiatore ci arrivasse con la macchina fotografica, non saprebbe da dove cominciare tanti sono gli angoli, e le prospettive, e gli scorci. Tra vicoli e scalette, corti e piazzette, strettoie e serpentine, archi e balconcini, terrazze e camini, Ostuni è tutto uno sfinimento nell’abbaglio del bianco calce delle pareti. E “città bianca” è perciò detta, pennellate di candore di antica civiltà contadina e brivido di nido nell’aria rarefatta.
Perché a chi viene dal mare, Ostuni sembra l’astronave di Incontri ravvicinati del terzo tipo come nel film di Spielberg, pronta a schizzare verso l’infinito, tutta tonda e luccicante nelle massicce mura. Lassù, ai suoi 240 metri, Ostuni si porge come un rifugio contro i furori dell’afa che impiomba i lunghi arenili laggiù, dove popolosi ma discreti si stendono i villaggi di Rosa Marina e Monticelli prima del chiassoso supermarket turistico di Villanova, l’antico porto romano.
Così, nei mesi delle vacanze, è un incessante eccitato sciamare nella vertigine della Terra. È appunto il centro storico medievale, ora modellato di arabeschi tra case-grotta una sull’altra, ora altezzoso di inaspettati palazzotti nobiliari delle grandi famiglie di Spagna, di stemmi gentilizi, di leziosi portoni, di lampioni d’epoca, di ringhiere barocche, di chiese, fontane. E via quindi la colorita litania dei mille negozietti, e civettuoli bar, e abbarbicati ristorantini per la gioia del viaggiatore che cerca il suo tenero spicchio sotto le stelle dopo l’orgia del sole su un mare senza eguali.
Ma Ostuni è anche il grande cuore di Piazza della Libertà, la piazza d’armi dei sacri furori della gioventù bruciata di abbronzatura. Qui la vita non si ferma mai, tanto è profonda la notte brulicante sotto gli ampi cieli mediterranei carichi di bontà. Qui il rutilare dei bar, i decibel delle musiche, l’ancata proterva delle ragazze in fiore, il cicaleccio degli incontri chissà quanto sono responsabili del cipiglio di sant’Oronzo, protettore di Ostuni quanto di Lecce, che dall’alto della sua decoratissima colonna sorveglia un po’ ricurvo di acciacchi.
Il fatto è che se pulsa questa piazza, pulsa tutta Ostuni. E poi, proprio altro ci vuole per scomporre un santo che nel 1657 non indietreggiò nemmeno davanti alla peste. Anzi, contro la morte nera fu tanto energico da meritarsi non solo l’elezione a patrono, ma anche una rievocazione annuale di quei giorni. È la Cavalcata del 26 agosto, con la statua in argento in giro per i saliscendi vertiginosi scortata dai cavalieri in uniforme d’epoca.
Il buon sant’Oronzo vede e provvede perché, per dirci sino in fondo la verità, sa bene che in quella piazza la forse ignara gioventù è nulla rispetto ai secoli dei secoli dello stupendo ex convento trecentesco ora sede del municipio, i lunghi corridoi e le stanze degli assessori nelle celle dei monaci perché si comportino bene. E la Biblioteca comunale, fra le più importanti della regione, oltre 60 mila volumi in gran parte affluiti a metà 1800 dai soppressi conventi: preziosa la Tabula Peutingeriana del XII-XIII secolo, fra le carte geografiche più antiche al mondo.
Incredibile Ostuni tra il futuro dei giovani dei computer e la storia antica della sua cattedrale (monumento nazionale, gotico-romanico, 1400). Ma soprattutto della struggente preistoria di Delia: aveva vent’anni, le ossa rannicchiate, un braccialetto di conchiglie al polso, la mano a proteggere il bambino in ventre. Visse quasi 25 mila anni fa, è stata trovata in una grotta dell’infinita campagna di ulivi e masserie e trulli nel perduto orizzonte.
Anche Delia è la favola di Ostuni, dove è vietato l’ingresso a chi non ha occhi per vedere, come dice l’iscrizione davanti alla vecchia casa dell’arte, della poesia, della musica, della danza. Perché Ostuni può accecare la vista di chi non sa vedere.
DOVE: Ostuni (BR)
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