
Natura, storia e tradizione
nel chiarore mediterraneo Amata e celebrata dai poeti, la cittadina del Gargano annovera tra le sue coste il paesaggio mozzafiato della Baia delle Zagare.
Il suo territorio ha una magia che porta l’autore a definirlo “il Tibet del Mediterraneo”, ricco anche di testimonianze archeologiche e di storia di Lino Patruno
Mattinata (Foggia). Baia di Viganotica.
Uno degli angoli incantevoli del Gargano.
Foto Archivio Fotogramma
Sotto una “nevicata di luce” si distende la conca di Mattinata sul Gargano, la lunga spiaggia di ciottoli, le riparate calette per il nudismo, le lingue di sabbia per gli approdi solitari. È l’antica Matinum dal grande passato immortalato da Lucano, Orazio, Plinio. Vista dall’alto sembra una bianca farfalla nel verde scosceso verso il mare. Con le spalle presidiate dalla guardia dei novecento metri di Monte Saraceno, immane ammasso di nummuliti, esseri a una cellula protetti da gusci a disco come monete. Popolarono gli abissi nella notte dei tempi (Eocene, da 70 a 40 milioni di anni fa) e formarono un calcare che è lo stesso delle piramidi d’Egitto.
Si racconta che, da questo monte, Ettore Fieramosca si lasciò precipitare col suo destriero. Ma non è solo il prode cavaliere della Disfida di Barletta a far parlare di morte. In una necropoli di cinquecento tombe, i defunti di sette-sei secoli prima di Cristo riposano alla dolce ombra di un’altura cui molti secoli dopo i saraceni avrebbero dato il loro nome.
Ma molte altre zone archeologiche si estendono nelle vicinanze, perché i ricchi di Siponto venivano qui non solo per le vacanze, ma nella protezione di residenze difese dal bastione naturale quanto dal mare. Pezzi di un “c’era una volta” che spiegano l’incredibile patrimonio conservato non in un museo ma in una farmacia, la farmacia del dottor Sansone, richiamo per ogni visitatore e frutto di cinquant’anni di ricerca e di passione solitaria senza le quali sarebbero andati perduti.
Così un impalpabile filo lega storia, natura, tradizione in questa Mattinata immersa nel chiarore mediterraneo, “le piccole case rivolte tutte dalla stessa parte, una specie di gentile lebbrosario dell’anima”. E il mare dal quale vi si arriva fece ancora dire allo storico dell’arte Cesare Brandi nel suo Viaggio in Puglia: “A un tratto mi volsi e vidi il mare. E sembrava, il mare increspato così leggero e luminoso, come se fosse pieno di pesci a bocca aperta in su, ad ascoltare la predica di sant’Antonio”.
Ma a Mattinata si arriva anche dalle pinete del retroterra, attraverso stradine serpeggianti fra gli alti costoni, come a Vignanotica. O per scalinate nella roccia, come a Mattinatella. E che spettacolo quegli scogli imponenti come monumenti che schizzano dalle profondità: i più incredibili e fantasmagorici a Baia delle Zagare, tra i profumi dei fiori degli agrumi.
Mattinata è come il Tibet del Mediterraneo: c’è sempre uno sbarco solo per te, una grotta marina iridescente di riflessi, un raggio di sole ad aspettarti quando tutto dovesse andar male. C’è qui ancora l’aria sospesa del prodigio del creato che si compiva. E, dice il poeta Cristanziano Serricchio, il mare e la montagna, apparenti nemici, sono qui “accomunati da un indefinibile bisogno di comunione”. Nel Mediterraneo che ha visto nascere le grandi civiltà e le grandi religioni. Ricordando lo storico francese Braudel: “Quando pensiamo all’umana compiutezza, all’orgoglio e alla fortuna di essere uomini, il nostro sguardo si volge verso il Mediterraneo”.
Tutto questo è Mattinata: angolo di paradiso laggiù, il paese anfrattato lassù. Come se il mare fosse tanto bello da goderselo ma non tanto da sciuparlo.
DOVE: Mattinata (FG)
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