
“Laggiù dove si sente il mare” Il magico paese con le case incastonate nella scogliera ha dato i natali al re della canzone italiana, Domenico Modugno. Un borgo antico incantevole e ricco di storia. E scogliere taglienti, un mare blu profondo e il verde degli ulivi di Lino Patruno
Un magnifico scorcio di Polignano (Bari). Foto Archivio Fotogramma
Troppo bella Polignano per non sbizzarrire i suoi cantori. Il viaggiatore francese Charles Didier, 1834, vi vide “il mare più bello del mondo”. Per il tedesco Widman (1903), “viene fuori dalle Mille e una notte”. E del resto, Domenico Modugno, che di qui era, sognava che “se Dio vorrà, ritornerò laggiù nel mio paese dove si sente il mare” nelle case. E se la Puglia è la terra dove la natura è colore, Polignano è bianca abbagliante dei muri di calce, tra profondo blu delle onde e verde di quei patriarchi che sono gli ulivi. Ma rossa è la terra della sua fertile campagna. E gialla di un sole che solo da queste parti si può.
Più che sulla sua alta scogliera dal vertiginoso equilibrio, Polignano sembra sospesa sulla trasparenza della sua aria come tutti i posti dell’anima. Bisogna girare per le sue stradine. Bisogna appollaiarsi sulle terrazze mentre sotto le acque tonfano e “biancheggiano sulla scogliera”. Qui aleggia un senso di infinito da rimanerne sfiniti. Per questo Polignano è una sorta di lebbrosario dello spirito. E non per niente qui ogni anno volano gli aquiloni in una nota sagra, come un volo sospeso nella nebbia della salsedine.
A Polignano del resto non voleva tornare solo Modugno. Questa è gens con una cultura e una concezione di vita da “piccola patria”. E benché tante piccole Little Polignano si costituiscano nelle tante rotte dell’emigrazione, il pensiero fisso è sempre uno: tornare dove tanti se ne sono visti andarsene in tante albe lontane.
Ma Polignano è anche storia e un centro storico, chiese e archeologia, masserie e alberghi, gastronomia e tradizioni, curiosità e proverbi. Un pezzo unico da cogliere con le sensazioni più che con la cartina, da filtrare col sogno più che con la ragione, da percorrere con la fantasia più che con i passi. Un po’ sulle nuvole è con la sua altezza, e sullo strapiombo occhieggiano le finestre. E le sue cale taglienti come lame sono fiordi per gabbiani e pescatori. E bisogna venire a Polignano per imparare a stare, davanti a questo mare, in silenzio.
Ma Polignano è anche carne viva, piccola capitale del turismo. Dalla stupenda abbazia di San Vito all’arco marchesale del borgo medievale, dove sfilano Palazzo San Giuseppe con i concerti e le mostre d’arte, e la chiesa del Purgatorio, il Palazzo del Governatore e quello del Feudatario. E poi la piazzetta principale che si apre all’improvviso con l’orologio dagli antichi rintocchi, e la galleria intitolata a quel Pino Pascali artista d’avanguardia, morto in gioventù ed entrato nel mito. Come nel mito è la grotta Palazzese della quale l’abate di Saint Non ad inizio ’800 scrisse: “Fummo stupiti dalla limpidezza dell’acqua, mentre i riflessi misteriosi arricchiscono i colori che la natura le ha regalato da sempre”. Ma già citata nell’Encyclopédie di Denis Diderot e Jean-Baptiste D’Alabert e immortalata dal pittore francese Louis-Jean Desprez.
Ma non da meno sono le tante altre grotte e caverne che il vento e le acque hanno scavato nelle complicità dei millenni. E al di là delle grotte, nel mare, ecco lo scoglio di Sant’Antonio, dalla cappella che nel 1837 fu trasformata in lazzaretto per il colera. Ora a circonfonderlo di mistica è una croce in ferro che i missionari vi piantarono nel 1901. Ma ancor più mistico è l‘altro nome, Isola dell’Eremita, che gli viene dato e che somiglia tanto a Polignano, da sempre rifugio di raminghi innamorati del creato.
DOVE: Polignano a Mare (BA)
Google maps

