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Trani
L’incantevole “Atene delle Puglie”
La sua cattedrale, la più bella di Puglia, si protende sul mare come un iceberg. Tra storia, cultura e un borgo antico di rara eleganza di Lino Patruno
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Trani vista dal mare. Foto Archivio Fotogramma

      Trani è una nobildonna del mare. Fu un presidente tedesco a dire, negli anni Novanta, davanti alla cattedrale: “Si comincia ad amare l’Italia da questa piazza”. Di una bellezza raffinata e nobile, un po’ di altri tempi, è la città. E qui senti nell’aria la grandezza che fu, una storia affidata alle pietre, quella pietra bianca che è il segreto di buona parte delle architetture di Puglia. Qui l’urbanistica, i monumenti, l’arte, le ville, le chiese, i monasteri, tutto concorre a una distinzione che sfiora la supponenza.

      Città di magistrati e di avvocati è poi Trani, sede di Corte d’appello, una tradizione di umanesimo e di civiltà che si perde nell’antica frequentazione della Corte di Napoli. E città di tolleranza, di incontro di culture e di fedi. Da queste banchine partivano i Crociati per la Terrasanta. Ma fu anche una Gerusalemme dell’Adriatico, con una fiorente comunità ebraica protetta da Federico di Svevia. E la sinagoga che ne è rimasta si ritiene sia la più antica d’Europa, un edificio sacro del Duecento in cui c’è ancora un affresco della Madonna coperto da un framezzo con la croce di Davide.

      Poi Trani è una città di mare, bella ed elegante come la gente di mare. Una morbida conca che neanche Montecarlo. Con i gabbiani librati in una luce che sembra venire dritta dritta dal paradiso. Ma un mare di amore e odio. Non per niente la cattedrale, la più bella di Puglia, svetta sulla costa come segno di devozione dei marinai, sempre a caccia di protezione divina, ma anche come sentinella dai grandi occhi, faro per l’approdo nelle salsedini. Monumentale come un iceberg, “s’innalza compatta, quasi d’impeto, a suscitare il fremito dei naviganti”, e forse anche ad “arpionare un po’ della loro anima”.

      Correva l’anno 1094 quando un invasato giovinetto, brandendo la croce e gridando “Kyrie Eléison”, dopo aver percorso scalzo la sua Grecia e camminando sulle acque per Otranto e Taranto, arrivò qui stremato. Era un “pazzo di Dio” deriso e perseguitato, e dopo quattro giorni esalò l’ultimo respiro. Un pellegrino di nome Nicola che poteva essere il santo buono per competere col molto più famoso vescovo Nicola della vicina e odiata Bari. Così la cattedrale s’innalzò a suo nome. Scrisse il giornalista napoletano Cesare Malpica nel 1840: “Se qualcuno visiterà queste sponde non si perda in vane parole per ritrarre questo mare deserto, questo tempio che biancheggia, quel campanile che si innalza come un vecchio gigante ad attestare l’ardimento artistico. Ammiri la scena e taccia”.

      Ma c’è altro nell’inesauribile libro di Trani. Qui nacquero gli Ordinamenta et consuetudo maris, un modello di “assetto giuridico dell’epoca”, un “aureo codice” che regolava la vita marinara, un testo di diritto consuetudinario che fissava le regole dei commerci, del noleggio e dei trasporti, dei documenti di bordo, delle avarie, dei relitti. E diceva uno fra gli articoli: “Nisuno padrone non possa bactere nisuno marinaio”.

      Il racconto della città però continua. Ci sono qui palazzi padronali e dimore storiche senza pari, splendore di un passato che non passa. Qui il borgo ottocentesco è un invidiabile scrigno, tra vicoli, lampioni, lucerne, archi, cortili, chiese, portoni, finestre, logge, edicole votive. Qui è nato il più antico teatro stabile di Puglia. E qui, con Valdemaro Vecchi, è sorta anche la prima tipografia d’arte di Puglia. Qui un festival della canzone negli anni ’50-60 si affiancava a Sanremo e Napoli. Qui i più grandi artisti sono passati dal celebre locale “La Capannina”. Qui sfilate di moda hanno visto anche gli Schubert e i Dior, con le più note firme che campeggiano ancora nelle raffinate vetrine. E il Moscato locale è un vino da palati fini.

      Non meraviglia allora che tanti viaggiatori abbiano lasciato cotante descrizioni di Trani. E non meraviglia un po’ di supponenza. Insomma, non si è l’“Atene delle Puglie” a caso.

DOVE: Trani (BAT)

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